Come di sotto al re de Circasia,
Non se accorgendo lui, tolse il destriero;
E di Marfisa, che fu tanto ria
Che il fece uscir più fiate del sentiero;
E de quel brando e del corno che avia
Tolto con tal prestezza a un cavalliero;
E l'altre cose ancor di ponto in ponto
Sin che davanti al re quivi era gionto.

Avendo il suo parlar poscia compiuto,
Ad Agramante il bel corno donava,
Il qual fu incontinente cognosciuto,
Però che Almonte in Africa il portava;
Poi se sapea che Orlando l'avea avuto,
Onde forte ciascun meravigliava,
E l'un con l'altro assai di ciò contende.
Perciò Brunello a questo non attende,

Ma pose al re quello annelletto in mano,
Qual fo con tal virtute fabricato,
Che a sua presenzia ogn'incanto era vano.
Il re Agramante in piede fo levato,
E in presenzia di tutti a mano a mano
Ebbe Brunello il ladro incoronato,
Donando a lui de Tingitana il regno,
Populi e terre ed ogni suo contegno.

Questo reame allo estremo ponente
Da gente negra se vede abitare.
Or non se pose indugio di nïente,
Ma de Rugiero ogni om prese a cercare,
Il re Agramante e tutte le sue gente,
Né il re Brunello il volse abandonare;
E passando il deserto de l'arena
Gionsero un giorno al monte di Carena.

Quella montagna è grande oltra misura
E quasi con la cima al celo ascende,
Al summo de essa ha una bella pianura,
Che cento miglia o quasi se distende,
De arbori ombrosa e di bella verdura;
Per mezo a quella un gran fiume discende,
Qual giù di monte in monte cade al piano,
E fa un bel porto al mar de l'oceano.

A lato di quel fiume era un gran sasso,
Nel mezo di quel pian ch'io vi ho contato
Quasi alto un miglio dalla cima al basso,
De un mur di vetro intorno circondato;
Né da salirvi su si vedde il passo,
Perché tutto de intorno è dirupato,
Ma, per quel vetro riguardando un poco,
Vedeasi un bel giardino entro a quel loco.

Era il vago giardino in su la cima
De verdi cedri e di palme fronzuto.
Mulabuferso, ch'ivi è stato in prima
E non aveva il gran sasso veduto,
Incontinente prese per estima
Che per incanto ciò fosse avenuto,
E che lo incantator detto Atalante
L'avesse ascoso a gli occhi suoi davante.

Ora per lo annelletto era scoperto,
Che a sua presenzia ogni incanto guastava,
Onde ciascun di lor tenne per certo
Che là Rugier di sopra dimorava.
Quando Atalante, quel vecchione esperto,
Vidde la gente che là su mirava,
Dolente for di modo entra in pensiero
De aver già perso il paladin Rugiero.

E va de intorno e non sa che si fare
A ritenere il giovene soprano;
Sempre piangendo lo attende a pregare
Che non discenda in modo alcuno al piano.
Ma il re Agramante pur stava a mirare,
E tutti gli altri, quel gran sasso in vano;
Non sa che fare alcun, né che se dire:
Lì su senza ale non si può salire.

Brunello, il novo re de Tingitana,
Poi che salire assai se fo provato,
E che sua forza e sua destrezza è vana,
Tanto era lisso quel vetro incantato,
Posesi alquanto in su la terra piana,
Ed avendo fra sé molto pensato,
Levossi in piedi e disse: - Iddio ne lodo,
Ché aver Rugiero ho pur trovato il modo.