Ed avea tolto il corno al conte Orlando,
Sì come io vi contai, quella matina,
E Balisarda, lo incantato brando
Che fabricato fu da Falerina;
E nel canto passato io dicea quando
Intrava quel giottone a ogni cucina,
Non aspettando a' figatelli inviti,
Pigliando e grossi sempre e rivestiti.

Come ha bevuto, sen porta la taccia,
E parli a ponto aver pagato l'oste
Con dir, quando sen va: - Bon pro vi faccia! -
Ma pur Marfisa gli è sempre alle coste,
E de impiccarlo ogniora lo minaccia.
Quel mal strepon le fa ben mille poste:
Lasciandola appressar va lento lento,
Da poi la lascia e fugge come un vento.

Quindeci giorni sempre era seguita,
Com'io vi dissi, la donzella acerba;
Ed era estremamente indebilita,
Perché de fronde si pasceva e de erba,
Ma pur volea pigliarlo alla finita.
Tanto ha sdegnoso il cor quella superba,
Che il segue in vano, e pur non se ne avede,
Essendo egli a destriero ed essa a piede,

Perché al ronzon di lei mancò la lena,
E cadde morto alla sesta giornata.
Dapoi le gambe per tal modo mena
Così come era del suo sbergo armata,
Che mai non uscì veltra di catena,
Né mai saetta de arco fu mandata,
Né falcon mai dal cel discese a valle,
Che non restasse a lei dietro alle spalle.

Ma per lunga fatica e debilezza
L'armatura che ha in dosso, assai gli pesa,
Onde se la spogliò con molta frezza,
Né teme che Brunel faccia diffesa.
Poi che ebbe posto giù quella gravezza,
Sì ratta se ne andava e sì distesa,
Che più volte a Brunel fece spavento,
Benché ha il destrier che fugge come vento.

Perché assai volte fo tanto vicina,
Che la credette in su la croppa avere;
Alor ne andava lui con gran roina,
Spronando il buon destriero a più potere.
Dietro lo segue la forte regina;
Ma nova cosa che ebbe ad apparere,
Sturbò Marfisa, che lo seguia forte,
E seguìto l'avria sino alla morte.

Però che riscontrarno una donzella,
Che adagio ne venìa sopra a quel piano,
Vestita a bianco e a meraviglia bella,
E seco un cavalliero a mano a mano.
Di lor vi contarò poi la novella,
Ché io vo' seguire adesso l'Affricano,
Qual via fuggendo per monte e per valle
Sempre Marfisa aver crede alle spalle.

Essa rimase ed ebbe gran travaglia,
Come a bell'agio vi vorò contare,
Benché tal briga fo senza battaglia.
Ma già Brunel non ebbe ad aspettare,
E sopra al bon destrier coperto a maglia
In pochi giorni fu gionto in su il mare;
E, trovato un naviglio a suo convegno,
In Africa passò senza ritegno.

Dentro a Biserta gionse ad Agramante,
Quale adirato stava in gran pensiero,
Ché de le gente che ha adunate tante
Non vôl passare alcun senza Rugiero;
E lui guardato è da quel negromante,
Che mai de averlo non serìa mestiero,
Né pur se può vedere il damigello,
Chi non ha pria de Angelica lo annello.

Or gionse il ladro e menando gran festa
Avanti al re zoioso se appresenta;
E poi la bretta si trasse di testa,
E di contare il fatto se argumenta.
Ogni re grande e principe di gesta
Per ascoltare intorno se appresenta,
E lui dice ridendo a qual partito
Tolse a la dama quello annel di dito;