Sopra de l'elmo con tanto furore,
Che ben li fece batter dente a dente.
Tra sé ridendo, quel re di valore
Dicea: "Questo è un demonio veramente.
Quando egli ha il peggio e quando egli ha il megliore,
Ognior cerca la briga parimente.
Ma sempre mai non li andarà ben còlta:
Se non adesso, il giongo un'altra volta."
Così parlando quel Gradasso altiero
Li viene adosso con gli occhi infiammati.
Ranaldo tenìa l'occhio al tavoliero:
Se 'l bisogna, segnor, non dimandati.
Un colpo mena quel gigante fiero
Ad ambe mani, ed ha i denti serrati.
Il baron nostro sta su la vedetta:
Trista sua vita se quel colpo aspetta!
Ma certamente e' n'ebbe poca voglia;
Con un gran salto via se fu levato.
Radoppia il colpo il gigante con doglia;
Baiardo se gittò da l'altro lato.
- Può fare Iddio ch'una volta non coglia? -
Diceva il re Gradasso disperato;
E mena 'l terzo; ma nulla li vale:
Sempre Baiardo par che metta l'ale.
Poi che assai se ebbe indarno affaticato,
Delibra altrove sua forza mostrare,
E nella schiera de' nemici entrato
Cavagli e cavallier fa trabuccare.
Ma cento passi non è dislongato,
Che Ranaldo lo vene a travagliare;
E benché molto stretto non lo offenda,
Forza li è pur che ad altro non attenda.
Tornati sono alla cruda tenzone:
Bisogna che Ranaldo giochi netto.
Ecco venire il gigante Orïone,
Che se ne porta preso Ricciardetto.
Per li piedi il tenìa quel can fellone:
Forte cridava aiuto il giovanetto.
Quando Ranaldo a tal partito il vede,
Della compassïon morir si crede.
Così nel viso li abondava il pianto,
Che veder non poteva alcuna cosa;
Mai fu turbato alla sua vita tanto.
Or li monta la colora orgogliosa.
Ed io vi narrarò ne l'altro canto
Il fin della battaglia dubitosa,
Che, come io dissi, cominciò a l'aurora,
E durò tutto il giorno, e dura ancora.
Canto quinto
Voi vi doveti, segnor, racordare
Come Ranaldo forte era turbato
Veggendo Ricciardetto via portare.
Gradasso incontinente ebbe lasciato,
E il gran gigante viene ad afrontare.
Era quello Orïone ignudo nato;
Negra ha la pelle, e tanto grossa e dura,
Che de coperta de arme nulla cura.
Ranaldo dismontò subito a piede,
Perché forte temeva di Baiardo
Per il gran tronco che al gigante vede;
Esser non li bisogna pigro o tardo.
Apena che Orïone estima o crede
Che si ritrova in terra un sì gagliardo
Che ardisca far con lui battaglia stretta:
Però si sta ridendo, e quello aspetta.
Ma non aveva Fusberta assaggiata,
Né le feroce braccia di Ranaldo,
Ché l'armatura se avrebbe augurata.
A due man mena il principe di saldo,
E nella cossa fa grande tagliata.
Quando Orïone sente il sangue caldo,
Tra' contra terra forte Ricciardetto,
Mugiando come un toro, il maledetto.