Il re Gradasso assai si meraviglia,
Ma mostra non curare, e passa avante;
Tutta la gente sparpaglia e scombiglia,
Per terra abbatte Ivone e il re Morgante.
L'Alfrera, che gli è dietro, questi piglia,
Ché sempre lo seguiva quel gigante.
Trova Spinella, Guizardo e Angelino:
Tutti gli abbatte il forte Saracino.
Ranaldo se ebbe indietro a rivoltare,
E vide quel pagan tanto gagliardo.
Una grossa asta in man se fece dare,
E poi dicea: - O destrier mio Baiardo,
A questa volta, per Dio! non fallare,
Ché qui conviensi avere un gran riguardo.
Non già, per Dio! ch'io mi senta paura;
Ma quest'è un omo forte oltra misura. -
Così dicendo serra la visiera,
E contra al re ne vien con ardimento.
Videl Gradasso, la persona altiera:
Mai, da che nacque, fo tanto contento;
Ché a lui par cosa facile e leggiera
Trar de l'arcion quel sir de valimento.
Ma nella prova l'effetto si vede:
Più fatica li avrà ch'el non si crede.
Fo questo scontro il più dismisurato
Che un'altra volta forse abbiate udito.
Baiardo le sue croppe misse al prato,
Che non fu più giamai a tal partito,
Benché se fo de subito levato.
Ma Ranaldo rimase tramortito;
L'alfana trabuccò con gran fracasso:
Nulla ne cura il potente Gradasso.
Spronando forte la facea levare,
Tra l'altra gente dà senza paura.
Dice a l'Alfrera che debba pigliare
Ranaldo, e che 'l destrier mena con cura.
Ma certo e' gli lasciò troppo che fare,
Perché Baiardo per quella pianura
Via ne portava il cavalliero ardito;
In poco de ora se fo risentito.
Credendosi ancora esser là dove era
Il re Gradasso, prende il brando in mano;
Con la zirafa lo seguia l'Alfrera,
Che quasi ancora l'ha seguìto in vano.
Sopra Baiardo, la bestia leggiera,
Ranaldo va correndo per il piano;
Per tutto va cercando, e piano e monte,
Sol per trovarse con Gradasso a fronte.
Ed eccoti davanti, ed ha abbattuto
Fuor de l'arcione il suo fratello Alardo.
Esso non ha Ranaldo ancor veduto,
Ché in quella parte non facea riguardo.
Ma de improviso li è sopra venuto,
E punto nel ferir non fu già tardo.
A due man mena con tanta flagella,
Che sel crede partir fin su la sella.
Non fu il gran colpo a quel re cosa nova,
Ché di valor portava la ghirlanda;
Né crediati per questo che si mova,
Né arma si spezzi, né sangue si spanda.
Disse a Ranaldo: - Or vederem la prova,
E dir potrai, se alcun te ne dimanda,
Qual sia di noi più franco feritore.
Se ora mi campi, io te dono l'onore. -
Così ragiona il forte saracino,
E mena della spada tutta fiata;
Cade Ranaldo tramortito e chino,
Ché mai tal botta non ha lui provata.
Lo elmo affatato, che fu de Mambrino,
Gli ha questa volta la vita campata.
Presto Baiardo adietro si è voltato,
Stavi Ranaldo in sul collo abbracciato.
Gradasso quasi un miglio l'ha seguìto,
Ché ad ogni modo lo volea pigliare;
Ma poi che for di vista gli fu uscito,
È delibrato adrieto ritornare.
Ora Ranaldo se fu risentito,
E ben destina de se vendicare.
Non è Gradasso rivoltato apena,
Ranaldo un colpo ad ambe man li mena