Come loro arme sian tela di ragna,
Tagliano squarci e fanno andare al prato.
Di piastre era coperta la campagna,
Ciascadun de essi è quasi disarmato,
E l'un da l'altro poco vi guadagna:
Sol di colpi crudeli han bon mercato;
E tanto nel ferir ciascun s'affretta,
Che l'una botta l'altra non aspetta.
Sopra de Orlando il giovane reale
Ad ambe mano un gran colpo distese,
E spezzò l'elmo dal cerchio al guanzale,
Ché fatason né piastra lo diffese.
Vero che al conte non tocca altro male,
Come a Dio piacque; ché il colpo discese
Tra la farsata aponto e le mascelle,
Sì che lo rase e non toccò la pelle.
Orlando ferì lui con tanta possa,
Che spezzò il scudo a gran destruzïone,
Né lo ritenne nerbo o piastra grossa,
Ma tutto lo partì sino a lo arcione;
E fuor discese il colpo ne la cossa,
Tagliando arnese ed ogni guarnisone:
La carne non tagliò, ma poco manca,
Ché il celo aiuta ogni persona franca.
Fermate eran le gente tutte quante
A veder questi duo sì ben ferire;
Ed in quel tempo vi gionse Atalante,
Qual cercava Rugiero, il suo disire;
E come visto l'ebbe a sé davante
Per quel gran colpo a risco de morire,
Subito prese tanto disconforto,
Che quasi dal destrier cadde giù morto.
Incontinente il falso incantatore
Formò per sua mala arte un grande inganno
E molta gente finse, con romore,
Che fanno a Cristïan soperchio danno.
Nel mezo sembra Carlo imperatore
Chiamando: - Aiuto! aiuto! - con affanno:
Ed Olivier legato alla catena,
Un gran gigante trasinando il mena.
Ranaldo a morte là parea ferito,
Passato de un troncone a mezo il petto,
E cridava: - Cugino, a tal partito
Me lasci trasinar con tal dispetto? -
Rimase Orlando tutto sbigotito,
Mirando tanto oltraggio al suo cospetto,
Poi tutto il viso tinse come un foco
Per la grande ira, e non trovava loco.
A gran roina volta Brigliadoro,
E Rugiero abandona e la battaglia,
Né prende al speronare alcun ristoro.
Avanti ad esso fugge la canaglia,
Menando li pregioni in mezo a loro,
Che gli ha de intorno fatto una serraglia;
E proprio sembra che li porti il vento,
Tanta è la forza de lo incantamento!
Rugier, poiché partito è il paladino,
Rimase assai turbato ne la mente;
Prese una lancia e, rivolto Frontino,
Con molta furia dà tra nostra gente,
E sopra al campo ritrovò Turpino.
Né vespro o messa a lui valse nïente,
Né paternostri on altre orazïone,
Ché a gambe aperte uscì fuor de l'arcione.
Rugier lo lascia e a gli altri se abandona,
Come dal monte corre il fiume al basso;
Colse nel petto al duca di Baiona,
E tutto lo passò con gran fraccasso.
Re Salamon, che in capo ha la corona,
Andò col suo destrier tutto in un fasso;
Dà a Belenzero, Avorio, Ottone e Avino:
Tra lor non fu vantaggio de un lupino;
Ché tutti quattro insieme nel sabbione
Se ritrovarno a dar de' calci al vento.
Rugier tutti gli abatte, el fier garzone,
E sempre cresce in forza ed ardimento;
Poi riscontrò Gualtier da Monlïone,
E fuor di sella il caccia con tormento.
Non fu veduto mai cotanta lena:
Quanti ne trova, al par tutti li mena.