La nave tutta fiata via camina,
E fuor del stretto è già trecento miglia.
Non va il delfino per l'onda marina,
Quanto va questo legno a meraviglia.
A man sinistra la prora se inchina,
Volto ha la poppa al vento di Sibiglia;
Né così stette volta, e in uno istante
Tutta se è volta incontra di levante.
Fornita era la nave da ogni banda,
Eccetto che persona non li appare,
Di pane e vino ed ottima vivanda.
Ranaldo ha poca voglia di mangiare:
In genocchione a Dio si racomanda;
E così stando, se vede arivare
Ad un giardin, dove è un palagio adorno;
Il mare ha quel giardin d'intorno intorno.
Or qui lasciar lo voglio nel giardino,
Che sentirete poi mirabil cosa,
E tornar voglio a Orlando paladino,
Qual, come io dissi, con mente amorosa
Verso levante ha preso il suo camino;
Giorno né notte mai non se riposa,
Sol per cercare Angelica la bella,
Né trova chi di lei sappia novella.
Il fiume della Tana avea passato,
Ed è soletto il franco cavalliero.
In tutto il giorno alcun non ha trovato:
Presso alla sera riscontra un palmiero.
Vecchio era assai e molto adolorato,
Cridando: - Oh caso dispietato e fiero!
Chi m'ha tolto il mio bene e 'l mio desio?
Figliol mio dolce, te acomando a Dio! -
- Se Dio te aiute, dimme, peregrino,
Quella cagion che te fa lamentare. -
Così diceva Orlando; e quel meschino
Comincia il pianto forte a radoppiare,
Dicendo: - Lasso! misero! tapino!
Mala ventura ebbi oggi ad incontrare. -
Orlando di pregarlo non vien meno
Che il fatto gli raconti tutto a pieno.
- Dirotti la cagion perch'io me doglio, -
Rispose lui, - da poi che il vôi sapere.
Qui drieto a due miglia è uno alto scoglio,
Che a la tua vista pô chiaro apparere;
Non a me, che non vedo come io soglio,
Per pianger molto e per molti anni avere.
La ripa di quel scoglio è d'erba priva,
E di colore assembra a fiamma viva.
Alla sua cima una voce risuona,
Non se ode al mondo la più spaventosa;
Ma già non te so dir ciò che ragiona.
Corre di sotto una acqua furïosa,
Che cinge il scoglio a guisa di corona.
Un ponte vi è di pietra tenebrosa,
Con una porta che assembra a diamante;
E stavvi sopra armato un gran gigante.
Un giovanetto mio figliuolo ed io
Quivi dapresso passavam pur ora;
E quel gigante maledetto e rio,
Quasi dir posso ch'io nol vidi ancora,
Sì de nascoso prese il figliol mio;
Hassel portato, e credo che il divora.
La cagion de che io piango, or saverai;
Per mio consiglio indietro tornarai. -
Pensossi un poco, e poi rispose Orlando:
- Io voglio ad ogni modo avanti andare. -
Disse il palmiero: - A Dio ti racomando,
Tu non debbi aver voglia di campare.
Ma credi a me, che il ver te dico: quando
Avrai quel fier gigante a remirare,
Che tanto è lungo e sì membruto e grosso,
Pel non avrai che non ti tremi adosso. -
Risene Orlando, e preselo a pregare
Che per Dio l'abbia un poco ivi aspettato,
E se nol vede presto ritornare,
Via se ne vada senza altro combiato.
Il termine de un'ora li ebbe a dare,
Poi verso il scoglio rosso se n'è andato.
Disse il gigante, veggendol venire:
- Cavallier franco, non voler morire.