E il duca Aigualdo, il grande e sì diverso,
Qual fu Ibernese e nacque de gigante,
Fo da Rugiero agionto in su il traverso,
E tutto lo tagliò dietro e davante.
Non è il marchese de Vïena perso,
Se l'altre gente fuggon tutte quante;
Se ben gli altri ne vanno, ed Oliviero
Sol lui se affronta e voltase a Rugiero.

Alor se incominciò l'alta travaglia,
Né questa zuffa come l'altre passa;
La spada de ciascun così ben taglia,
Che io so che dove giongie, il segno lassa.
Ecco il Danese ariva alla battaglia,
Ecco Ranaldo ariva, che fraccassa
Tutta la gente e mena tal polvino
Come il mondo arda e fumi in quel confino.

Quando Rugier, che stava alla vedetta,
Se accorse che sua gente in volta andava,
Come dal cel scendesse una saetta,
Con tal furore ad Olivier menava.
Menava ad ambe mano, e per la fretta,
Come a Dio piacque, il brando se voltava;
Colse di piatto, e fo la botta tanta,
Che l'elmo come un vetro a pezzi schianta.

Ed Olivier rimase tramortito
Per il gran colpo avuto a tal tempesta;
Senza elmo apparve il suo viso fiorito,
E cadde de lo arcione alla foresta.
Quando il vidde Rugiero a tal partito,
Che tutta a sangue gli piovea la testa,
Molto ne dolse al giovane cortese,
Onde nel prato subito discese.

Essendo sopra al campo dismontato
Raccolse nelle braccia quel barone
Per ordinar che fusse medicato,
Sempre piangendo a gran compassïone.
In questo fatto standosi occupato,
Ecco alle spalle a lui gionse Grifone:
Grifone, il falso conte di Maganza,
Vien speronando e aresta la sua lanza.

Di tutta possa il conte maledetto
Entro alle spalle un gran colpo gli diede,
Sì che tomar lo fece a suo dispetto:
Tomò Rugiero e pur rimase in piede;
Mai non fu visto un salto così netto.
Ora presto si volta e Grifon vede,
Che per farlo morir non stava a bada:
Rotta la lancia, avea tratta la spada.

Ma Rugier se voltò con molta fretta,
Cridando: - Tu sei morto, traditore! -
Grifone il falso ponto non lo aspetta,
Come colui che vile era di core.
Ove è più folta la battaglia e stretta,
In quella parte volta il corridore;
Tra gente e gente e tra l'arme se caccia,
Né può soffrir veder Rugiero in faccia.

Questo altro il segue a piede, minacciando
Che lo farà morir come ribaldo;
E quel fuggendo, e questo seguitando,
Gionsero al loco dove era Ranaldo,
Quale avea fatto tal menar del brando,
Che 'l campo correa tutto a sangue caldo.
Parea di sangue il campo una marina:
Veduta non fu mai tanta ruina.

Grifon cridava: - Aiutame per Dio!
Aiutame per Dio! ché più non posso;
Ché questo saracin malvaggio e rio
Per tradimento a morte me ha percosso. -
Quando Ranaldo quella voce odìo,
Voltò Baiardo e subito fu mosso
Per urtarsi a Rugiero a corso pieno;
Ma, veggendolo a piè, ritenne il freno.

Sappiati che il destrier del paladino
Era rimaso là dove discese.
Là presso sopra il campo era Turpino
Che da' Pagani un pezzo se diffese;
Essendo a quel destrier dunque vicino,
A lui se accosta e per la briglia il prese;
E destramente ne lo arcion salito
Ritorna alla battaglia il prete ardito.