Cercar deliberarno in che paese
Sian capitati e chi ne sia segnore,
E tratto fuor di nave ogni suo arnese,
Ciascadun se arma e monta il corridore.
Ma lor vïaggio poco se distese,
Ché oltra ad un colle odirno un gran rumore,
Corni, tamburi ed altre voce e trombe,
Che par che 'l suono insino al cel rimbombe.
Il franco re Gradasso e Mandricardo
Fecer restar la dama e Tibïano.
Possa alcun de essi a mover non fu tardo,
Sin che fôr sopra al colle a mano a mano;
E giù facendo a quel campo riguardo
Vider coperto a genta armata il piano,
Che era afrontata insieme a belle schiere
Sotto a stendardi e segni di bandiere.
Perché sappiati il tutto, il re Agramante
Contro al re Carlo avea questa battaglia,
Come io contai nel libro che è davante:
Un'altra non fu mai di tal travaglia.
Quivi era il re Marsilio e Balugante,
Tanti altri duci e tanta altra canaglia,
Che in alcun tempo mai né alcuna guerra
Maggior battaglia non se vidde in terra.
Orlando qua non è, ni Feraguto:
Stava il pagano ad un fiume a cercare
De l'elmo, qual là giù gli era caduto,
Sì come io vi ebbi avanti a ricontare.
Al conte era altro caso intravenuto
Troppo stupendo e da meravigliare:
Ché lui, qual vincer suole ogni altra prova,
Tra dame vinto e preso se ritrova.
Di lui poi dirò il fatto tutto intiero,
Ma non se trova adesso in queste imprese;
Ben vi è Ranaldo e il marchese Oliviero,
Èvi Ricardo e Guido e 'l bon Danese,
Come io contava alor, quando Rugiero
Tanti baroni alla terra distese
Di nostra gente, e tal tempesta mena
Come fa il vento al campo de l'arena.
Come si frange il tenero lupino
O il fusto de' papaveri ne l'orto,
Cotal fraccasso mena il paladino;
Condotta è nostra gente a tristo porto.
Roverso a terra se trova Turpino,
Uberto, el duca di Baiona, è morto;
Avino e Belengiero e Avorio e Ottone
Sono abattuti, e seco Salamone.
Gualtieri ebbe uno incontro ne la testa,
Che il sangue gli schiattò per naso e bocca,
E cade trangosciato alla foresta.
Il giovane Rugiero a gli altri tocca,
Né se potria contar tanta tempesta:
Qual tramortito e qual morto trabocca.
Via va correndo e scontrasi a Ricardo
Quel duca altiero, nobile e gagliardo.
Ispezza il scudo e per la spalla passa,
Di dietro fore andò il pennon di netto;
La lancia a mezo l'asta se fraccassa,
Urtarno e duo corsier petto per petto.
Rugier quivi Ricardo a terra lassa
E tra' la spada, il franco giovanetto,
La spada qual già fece Falerina,
Che altra nel mondo mai fu tanto fina.
Comincia la battaglia orrenda e fiera,
Che quasi è stata insino adesso un gioco;
Sembra Rugier tra gli altri una lumiera,
Trono e baleno e folgore di foco.
Or questa abatte ed or quell'altra schiera,
Par che si trovi a un tratto in ogni loco;
Volta e rivolta e, come avesse l'ale,
Per tutto agiongie il giovane reale.
La nostra gente fugge in ogni banda:
Non è da dimandar se avean paura,
Ché a ciascun colpo un morto a terra manda:
Sembraglia non fu mai cotanto oscura.
Già Sinibaldo, il bon conte de Olanda,
Partito avea dal petto alla cintura,
E Daniberto, il franco re frisone,
Avea tagliato insino in su l'arcione.