Così dicendo rivoltava il freno,
E passò prestamente il monticello,
Ove Rugiero e il figlio de Ulïeno
Faceano alla battaglia il gran flagello.
Come ella ariva a ponto, più né meno,
Gionse Rugiero, il franco damigello,
Un colpo a Rodamonte a tal tempesta,
Che tutta quanta gli stordì la testa.

Fuor di se stesso in su lo arcion si stava
E caddeli di mano il brando al prato;
Rugier alora adietro se tirava,
Ché a cotale atto non l'avria toccato;
E Bradamante, che questo mirava,
Dicea: - Ben drittamente aggio io lodato
Di cortesia costui nel mio pensiero;
Ma che io il cognosca, al tutto è di mestiero. -

E come gionta fo gioso nel piano,
Alta da l'elmo si levò la vista,
E voltata a Rugier con atto umano
Disse: - Accetta una escusa, a benché trista,
De lo atto ch'io te usai tanto villano;
Ma spesso per error biasmo se acquista:
E certo che io commessi questo errore
Per voglia di seguire il mio segnore.

Non me ne avidi alora se non quando
Fu la doglia e il furor de me partito;
Ora in gran dono e grazia te adimando
Che questo assalto sia per me finito. -
Mentre che così stava ragionando,
E Rodamonte si fo risentito,
Qual, veggendosi gionto a cotale atto,
Quasi per gran dolor divenne matto.

Non se trovando ne la mano il brando,
Che, com'io dissi, al prato era caduto,
Il celo e la fortuna biastemando
Là dove era Rugier ne fu venuto.
Con gli occhi bassi a la terra mirando,
Disse: - Ben chiaramente aggio veduto
Che cavallier non è di te migliore,
Né teco aver potrebbi alcun onore.

Se tal ventura ben fosse la mia,
Ch'io te vincessi il campo alla battaglia,
Non sono io vinto già di cortesia?
Né mia prodezza più vale una paglia.
Rimanti adunque, ch'io me ne vo via,
E sempre, quanto io possa e quanto io vaglia,
Di me fa il tuo parere in ogni banda,
Come il maggiore al suo minor comanda. -

Senza aspettar risposta via fu tolto,
In men che non se coce a magro il cavolo;
Il brando su dal prato avea racolto,
Il brando qual già fo de suo bisavolo.
In poco de ora longi era già molto,
Ché sì camina che sembra un dïavolo;
Né mai se riposò quel disperato
Sin che la notte al campo fu arivato.

Rimase Bradamante con Rugiero,
Dapoi che il re di Sarza fie' partenza,
E la donzella avea tutto il pensiero
A prender di costui la cognoscenza.
Ma non trovando ben dritto sentiero
Né via di ragionar di tale essenza,
Temendo che non fosse a lui disgrato,
Senza più dimandar prese combiato.

Disse Rugiero, il giovane cortese:
- Che vadi solo, io nol comportaria.
Di Barbari è già pien tutto il paese,
Che assaliranno in più lochi la via.
Da tanti non potresti aver diffese:
Ma sempre serò teco in compagnia;
Via passaren, quand'io sia cognosciuto,
Se non, coi brandi ce daremo aiuto. -

Piacque alla dama il proferire umano,
E così insieme presero il camino,
Ed essa cominciò ben da lontano
Più cose a ragionar col paladino;
E tanto lo menò di colle in piano,
Che gionse ultimamente al suo destino,
Chiedendo dolcemente e in cortesia
Che dir gli piaccia de che gente sia.