A Bradamante poi disse: - Barone,
Ove ti piace ormai rivolgi il freno,
E se costui vorà pur questïone,
De la battaglia non gli verrò meno. -
La dama se partì senza tenzone,
E Rodamonte disse: - Io vedo a pieno
Che medico debbi esser naturale,
Da poi che a posta vai cercando il male.
Or te diffendi, paccio da catena,
Da poi che per altrui morir te piace. -
Non minaccia Rugier, ma crida e mena,
E l'altro a lui ritocca e già non tace.
Ciascun di questi è fiero e di gran lena,
Onde battaglia orrenda e pertinace
Ed altre belle cose dir vi voglio,
Se piace a Dio ch'io segua come io soglio.
Canto quinto
Còlti ho diversi fiori alla verdura,
Azuri, gialli, candidi e vermigli;
Fatto ho di vaghe erbette una mistura,
Garofili e vïole e rose e zigli:
Traggasi avanti chi de odore ha cura,
E ciò che più gli piace, quel se pigli;
A cui diletta il ziglio, a cui la rosa,
Ed a cui questa, a cui quella altra cosa.
Però diversamente il mio verziero
De amore e de battaglia ho già piantato:
Piace la guerra a l'animo più fiero,
Lo amore al cor gentile e delicato.
Or vo' seguir dove io lasciai Rugiero
Con Rodamonte alla zuffa nel prato,
Con sì crudeli assalti e tal tempesta,
Che impresa non fu mai simile a questa.
E' se tornarno con le spade adosso
Gli animosi baroni a darsi morte.
Rugier primeramente fu percosso
Sopra del scudo a meraviglia forte,
Che tre lame ha di ferro e quattro d'osso;
Ma non è resistenzia che comporte:
Di Rodamonte la stupenda forza
Tagliò quel scudo a guisa de una scorza.
Su da la testa alla ponta discende,
Più de un terzo ne cade alla campagna;
Rugier per prugna acerba agresto rende,
Ne la piastra ferrata lo sparagna.
Il scudo da la cima al fondo fende,
Come squarciasse tela d'una aragna;
Né a quel ni a questo l'armatura vale:
Un'altra zuffa mai non fu cotale.
E veramente morte se avrian data
E l'uno e l'altro a sì crudo ferire,
Ma non essendo l'ora terminata
Né 'l tempo gionto ancora al suo morire,
Tra lor fu la battaglia disturbata,
Ché Bradamante gli venne a partire,
Bradamante, la dama di valore,
Qual dissi che seguia l'imperatore.
E già bon pezzo essendo caminata,
Né potendo sua gente ritrovare,
La qual fuggiva a briglia abandonata,
Ne la sua mente se pose a pensare,
Tra sé dicendo: "O Bradamante ingrata,
Ben discortese te puote appellare
Quel cavallier che non sai chi se sia,
Ed ha' gli usata tanta villania.
La zuffa prese lui per mia cagione,
E le mie spalle il suo petto diffese.
Ma, se io vedesse quivi il re Carlone
E le sue gente morte tutte e prese,
Tornar mi converrebbe a quel vallone,
Sol per vedere il cavallier cortese.
Sono obligata a l'alto imperatore,
Ma più sono a me stessa ed al mio onore."