Fanciulli e vecchi e dame tutte quante
La notte fier' la guardia a' muri intorno;
Ma de Parigi più non dico avante.
Torno a Rugiero, il giovanetto adorno,
Qual gionse al loco dove Bradamante
La gran battaglia avea fatta quel giorno
Con Rodamonte, come io vi contai;
Non so se vi ricorda ove io lasciai.

Nel libro che più giorni è già compito,
Narrai questa gran zuffa, e come il conte
Rimaso era de un colpo tramortito,
Quando percosso fo da Rodamonte;
E come stando ad estremo partito,
Quella donzella, fior di Chiaramonte,
Io dico Bradamante la signora,
Fece la zuffa che io contava alora.

Da poi se dipartitte il paladino,
Ed incontrolli ciò che io vi ebbi a dire;
Tra Bradamante adunque e il Saracino
Rimase la battaglia a diffinire.
Non stava alcuno a quel loco vicino,
Né vi era chi potesse dipartire
L'aspra contesa e il grande assalto e fiero,
Sin che vi gionse il giovane Rugiero.

Gionto sopra a quel colle il giovanetto
Vista ebbe la battaglia giù nel fondo,
E fermosse a mirarla per diletto,
Ché assalto non fu mai sì furibondo;
Perocché chi in quel tempo avesse eletto
Un par de bon guerreri in tutto il mondo,
Non l'avria avuto più compiuto a pieno
Che Bradamante e il figliol de Ulïeno.

E ben ne dimostrarno esperïenza
A quel che han fatto e quel che fanno ancora;
Par che la zuffa pur mo si comenza,
Sì frescamente ciascadun lavora,
E se quel coglie, questo non va senza.
Da un colpo a l'altro mai non è dimora,
E nel colpir fan foco e tal fiammelle,
Che par che il lampo gionga nelle stelle.

Rugiero alcun de' duo non cognoscia,
Ché mai non gli avea visti in altro loco,
Ma entrambi li lodava, e discernia
Che tra lor di vantaggio era assai poco.
Mirando l'aspre offese ben vedia
Cotal battaglia non esser da gioco,
Ma che è tra Saracino e Cristïano,
Onde discese subito nel piano.

- Se alcun de voi - disse egli - adora Cristo,
Fermesi un poco e intenda quel ch'io parlo,
Ché annunzio gli darò dolente e tristo:
Sconfitto al tutto è il campo del re Carlo,
Ciò ch'io vi dico, con questi occhi ho visto.
Onde, se alcun volesse seguitarlo,
A far lunga dimora non bisogna,
Ché alle confine è forse di Guascogna. -

Quando la dama intese così dire,
Dal fren per doglia abandonò la mano,
E tutta in faccia se ebbe a scolorire,
Dicendo a Rodamonte: - Bel germano,
Questo che io chiedo, non me lo disdire:
Lascia che io segua il mio segnor soprano,
Tanto che a quello io me ritrovi apresso,
Ché il mio volere è di morir con esso. -

Diceva Rodamonte borbottando:
- A risponderti presto, io nol vo' fare.
Io stava alla battaglia con Orlando:
Tu te togliesti tal rogna a grattare.
Di qua non andarai mai, se non quando
Io stia così che io nol possa vetare:
Onde, se vôi che 'l tuo partir sia corto,
Fa che me getti in questo prato morto. -

Quando Rugier cotal parlare intese,
Di prender questa zuffa ebbe gran voglia,
E Rodamonte in tal modo riprese
Dicendo: - Esser non può ch'io non me doglia,
Se io trovo gentil omo discortese,
Però che bene è un ramo senza foglia,
Fiume senza onda e casa senza via
La gentilezza senza cortesia. -