Canto sesto
Stati ad odir, segnor, la gran battaglia,
Che un'altra non fu mai cotanto oscura.
Di sopra odisti la forza e la taglia
De Zambardo, diversa creatura.
Ora odireti con quanta travaglia
Fu combattuto, e la disaventura
Che intravenne ad Orlando senatore,
Qual forse non fu mai, né fia maggiore.
Lo ardito cavallier monta su il ponte;
Zambardo la sua mazza in mano afferra.
A mezza cossa non li aggiunge il conte,
Ma con gran salti si leva da terra,
Sì che ben spesso li tien fronte a fronte.
Ecco il gigante che il baston disserra:
Orlando vede il colpo che vien d'alto,
Da l'altro canto se gittò de un salto.
Forte se turba quel saracin fello;
Ma ben lo fece Orlando più turbare,
Perché nel braccio il gionse a tal flagello,
Che il baston fece per terra cascare.
Subitamente poi parve uno uccello,
Che l'altro colpo avesse a radoppiare;
Ma tanto è duro il cor' di quel serpente,
Che sempre poco ne tocca, o nïente.
La simitara avea tratto Zambardo,
Da poi ch'in terra gli cadde il bastone.
Ben vide quel barone esser gagliardo,
E de adoprar la rete fa rasone;
Ma quello aiuto vôl che sia il più tardo.
Or mena della spada un riversone;
A meza guancia fu il colpo diverso:
Ben vinti passi Orlando andò in traverso.
Per questo è il conte forte riscaldato,
Il viso gli comincia a lampeggiare;
L'un e l'altro occhio aveva stralunato.
Questo gigante ormai non può campare:
Il colpo mena tanto infulminato,
Che Durindana facea vinculare,
Ed era grossa, come Turpin conta,
Ben quattro dita da l'elcio alla ponta.
Orlando lo colpisce nel gallone,
Spezza le scaglie e il dosso del serpente.
Avea cinto di ferro un corrigione:
Tutto lo parte quel brando tagliente.
Sotto lo usbergo stava il pancirone,
Ma Durindana ciò non cura niente;
E certamente per mezo il tagliava,
Se per lui stesso a terra non cascava.
A terra cadde, o per voglia, o per caso,
Io nol so dir; ma tutto se distese.
Color nel volto non gli era rimaso,
Quando vidde il gran colpo sì palese;
Il cor gli batte, e freddo ha il mento e 'l naso.
Il suo baston, ch'è in terra, ancor riprese;
Così a traverso verso Orlando mena,
E gionsel proprio a mezo alla catena.
Il conte di quel colpo andò per terra,
E l'un vicino a l'altro era caduto.
Così distesi, ancora se fan guerra;
Più presto in piedi Orlando è rivenuto.
Nella barbuta ad ambe man lo afferra;
Lui anco è preso dal gigante arguto,
E stretto se lo abbraccia sopra al petto;
Via ne 'l porta nel fiume il maledetto.
Orlando ad ambe man gli batte il volto,
Ché Durindana in terra avea lasciata;
Sì forte il batte, che 'l cervel gli ha tolto:
Cadde il gigante in terra un'altra fiata.
Incontinente il conte si è rivolto
Dietro alle spalle, e la testa ha abbracciata.
Balordito è il gigante, e non gli vede,
Ma al dispetto de Orlando salta in piede.