La Saracina a quello atto se affisse,
Con gli occhi fermi e di mirar non saccia,
Poi chiamando e compagni intorno, disse:
- Per me, non per voi fatta è questa caccia.
Se al mio comando alcun disobidisse,
Serà caduto nella mia disgraccia,
Che meglio vi serà cader nel foco:
Vo' che ciascun stia fermo nel suo loco.

Stativi quieti e come gente mute,
E lasciate venir le bestie fuora,
Però che io sola le vo' seguir tute;
E tu, barone, apresso a me dimora.
Piacer non ho maggior, se Dio m'aiute,
Che quando un forastier per me se onora,
E non è cosa, a mia fè te prometto,
Che io non facessi per darti diletto. -

Acquetossi ciascun per obedire:
Chi stende lo arco, e chi suo cane agroppa;
Già tutto il bosco si sentia stromire
De corni e abagli, e 'l gran romor se incoppa.
Eccoti un cervo de la selva uscire,
Che avea le corne insino in su la groppa,
Un cervo per molti anni cognosciuto,
Perché il maggior giamai non fu veduto.

Questo uscì al prato de un corso sì subito,
Che non par che lo aresti pruno o lapola,
E venne presso a Fiordespina un cubito,
Sì che aponto alla coda e can li scapola;
E fra se stessa diceva: "Io me dubito
Che costui resti e non senti la trapola,
Se, pregando che segua, non impetro";
E poi se volse e disse: - Vienmi dietro. -

Nel fin de le parole volta il freno,
Seguendo il cervo, e pur costui dimanda.
Benché avesse uno amblante palafreno
(Quale era nato nel regno de Irlanda,
E correa come un veltro, o poco meno,
Come tutti i roncin di quella banda;
Non già che fosse in corso simigliante
A l'altro, che avea dato a Bradamante),

Quello andaluzo correva assai più
Che non volea il patrone alcuna fiata.
Ora apena nel corso posto fu,
Che varcò Fiordespina de una arcata.
Già se pente la dama esservi su,
E vede ben che la bocca ha sfrenata;
Ora tira di possa, or tira piano,
Ma a retenerlo ogni remedio è vano.

Era davanti un monte rilevato,
Pien di cespugli e de arboscelli istrani,
Ma non ritenne il cavallo affogato:
Questo passò, come ha passato e piani.
Il cervo alle sue spalle avia lasciato;
Ben lo ha vicino, e presso a questo e cani,
E poco longe a' cani è Fior de spina,
Che studia il corso e quanto può camina.

Nella scesa del monte a ponto a ponto
Fo preso il cervo da un can corridore;
E come fu da questo primo agionto,
Li altri poi lo aterrarno a gran furore.
Ora faceva Fiordespina conto
De non lasciar più gire il suo amatore,
E scridando al destrier, come far suole,
Fermar lo fa ben presto come vôle.

Non dimandar se Bradamante alora,
Vedendo il destrier fermo, se conforta,
E smontò de lo arcion senza dimora,
Che quasi già se avea posta per morta,
Tanto che li batteva il core ancora.
E Fiordespina, che è di questo accorta,
Gli disse: - O cavallier, vo' che tu imagine
Che un fal commesso ho sol per smenticagine.

Ben si suol dir: non falla chi non fa.
Non so come mi sia di mente uscito
Di farti noto che il destrier, che te ha
Quasi condutto di morte al partito,
Qualunche volta se gli dice: "Sta!"
Non passarebbe più nel corso un dito;
Ma, come io dissi, me dimenticai
Farlo a te noto, e ciò mi dole assai. -