E non potea da tal vista levarsi:
Quanto più mira, de mirar più brama,
Sì come e farfallin, sin che sono arsi,
Non se sanno spiccar mai dalla fiama.
Erano e cacciatori intorno sparsi,
E qual suo cane e qual suo falcon chiama,
Con corni e cridi menando tempesta;
Onde al romor la fia de Amon se desta.

Sì come gli occhi aperse, incontinente
Una luce ne uscitte, uno splendore,
Che abbagliò Fiordespina primamente,
Poi per la vista li passò nel core;
E ben ne dimostrò segno evidente,
Tingendo la sua faccia in quel colore
Che fa la rosa, alorché aprir se vôle
Nella bella alba, allo aparir del sole.

Già Bradamante se era rilevata,
E perché a gli atti e allo abito comprese
Quest'altra esser gran dama e pregïata,
La salutò con modo assai cortese;
E dove la iumenta avia legata,
Quando da prima in su il fiume discese,
Ne venne, ché trovarvela vi crede;
Ma non la trova ed ove sia non vede,

Perché a se stessa avia tratta la briglia,
E nel bosco più folto errando andava.
Or tal sconforto la dama se piglia,
Che quasi gli occhi a lacrime bagnava;
Ma amor, che ogni intelletto resviglia,
A Fiordespina subito mostrava
Con qual facilitate de legiero
Se trovi sola con quel cavalliero.

Essa aveva un destrier de Andologia,
Che non trovava parangone al corso;
Forte e legiero, un sol diffetto avia,
Che, potendo pigliar co' denti il morso,
Al suo dispetto l'om portava via,
Né si trovava a sua furia soccorso.
Sol con parole si puotea tenire:
Ciò sa la dama e ad altri nol vôl dire.

Per questo crede lei di fare acquisto
Di Bradamante, che stima un barone,
E dice: - Cavallier, tanto stai tristo
Forse per aver perso il tuo ronzone.
Se ben non te abbia cognosciuto o visto,
La ciera tua mi mostra per ragione
Che non pôi esser di natura fello:
Alle più volte bono è quel che è bello.

Onde non credo poter collocare
In altrui meglio una mia cosa eletta;
Però questo destrier ti vo' donare,
Che non ha il mondo bestia più perfetta.
Sol colui dà, qual dà le cose care;
Ciascun privar se sa de cosa abietta:
E, per stimarme di poco valore,
Io non ardisco di donarti il core. -

Così dicendo salta della sella
E il corsier per la briglia li presenta.
Bradamante, che vide la donzella
Nel viso di color de amor dipenta,
E gli occhi tremolare e la favella,
Dicea tra sé: "Qualche una mal contenta
Serà de noi e ingannata alla vista,
Ché gratugia a gratugia poco acquista."

Così tra sé pensando, Bradamante
Disse alla dama: - Questo dono è tale
Che a meritarlo io non serìa bastante:
Se ben tutto mi dono, poco vale.
Ma il dar per merto è cosa di mercante,
E voi, che aveti lo animo regale,
Degnareti accettarmi quale io sono,
Che il corpo insieme e l'anima vi dono. -

- Ciò non rifiuto, - disse Fiordespina -
Né di cosa ch'io tengo, più me esalto;
Non fece mai, che io creda, un don regina,
Che ne pigliasse guidardon tanto alto. -
Bradamante tacendo a lei se inclina,
E sì come era armata prese un salto,
Che avria passato sopra una ziraffa;
Salì a destriero, e non toccò la staffa.