Pur cognoscendo poi per il toccare
Ch'ella avea corpo e non era ombra vana,
Con erbe assai la prese a medicare,
Sì che la fece in poco de ora sana;
Benché convenne le chiome tagliare
Per la ferita, che era grande e strana:
Le chiome li tagliò come a garzone,
Poi li donò la sua benedizione,
Dicendo: - Vanne altrove a ogni maniera,
Ché donna non può star con omo onesta. -
Lei se partitte e gionse a una riviera,
Qual traversava per quella foresta.
Il sole a mezo giorno salito era:
E fame e sete e 'l caldo la molesta,
Onde alla ripa discese per bere;
Bevuto avendo, posese a giacere.
Lo elmo si trasse e il scudo se dislaccia,
Ché qua persona non vede vicina;
Prese a posar col capo in su le braccia.
Così dormendo quella peregrina,
Era venuta in questo bosco a caccia
Una dama, nomata Fiordespina,
Figliola di Marsilio, re di Spagna,
Con cani e occelli e con molta compagna.
Questa cacciando gionse in su la riva
De la fiumana che io dissi primiero,
E vide Bradamante che dormiva:
Pensò che fosse un qualche cavalliero.
Mirando il viso e sua forma giuliva,
De amor se accese forte nel pensiero,
"Macon - fra sé dicendo - né natura
Potria formar più bella creatura.
Oh che non fosse alcun meco rimaso!
Fosse nel bosco tutta la mia gente,
O partita da me per qualche caso,
O morta ancora, io ne daria nïente,
Pur che io potessi dare a questo un baso,
Mentre che el dorme sì suavemente
Ora aver pazïenza mi bisogna,
Ché gran piacer se perde per vergogna."
Parlava Fiordespina in cotal forma,
Né se puotea mirando sazïare.
Sì dolcemente par che colui dorma,
Che non se atenta ponto a disvegliare.
Ma già vargata abbiam la usata norma
Del canto nostro, e convien riposare;
Apresso narrarò la bella istoria:
Dio ce conservi con piacere e gloria.
Canto nono
Poi che il mio canto tanto a voi diletta,
Ché ben ne vedo nella faccia il signo,
Io vo' trar for la citera più eletta
E le più argute corde che abbia in scrigno.
Or vieni, Amore, e qua meco te assetta,
E se io ben son di tal richiesta indigno,
Perché e mirti al mio capo non se avoltano,
Degni ne son costor che intorno ascoltano.
Come nanti l'aurora, al primo albore,
Splendono stelle chiare e matutine,
Tal questa corte luce in tant'onore
De cavallieri e dame peregrine,
Che tu pôi ben dal cel scendere, Amore,
Tra queste genti angelice e divine;
Se tu vien' tra costoro, io te so dire
Che starai nosco e non vorai partire.
Qui trovarai un altro paradiso;
Or vieni adunque e spirami, di graccia,
Il tuo dolce diletto e 'l dolce riso,
Sì che cantando a questi satisfaccia
De Fiordespina, che mirando in viso
A Bradamante par che se disfaccia
E del disio se strugga a poco a poco,
Come rugiada al sole o cera al foco.