Era una giovanetta in ripa al mare,
Sì vivamente in viso colorita,
Che, chi la vede, par che oda parlare.
Questa ciascuno alla sua ripa invita,
Poi li fa tutti in bestie tramutare.
La forma umana si vedia rapita;
Chi lupo, chi leone e chi cingiale,
Chi diventa orso, e chi grifon con l'ale.

Vedevasi arivar quivi una nave,
E un cavalliero uscir di quella fuore,
Che con bel viso e con parlar suave
Quella donzella accende del suo amore.
Essa pareva donarli la chiave,
Sotto la qual si guarda quel liquore,
Col qual più fiate quella dama altera
Tanti baron avea mutati in fera.

Poi si vedea lei tanto accecata
Del grande amor che portava al barone,
Che dalla sua stessa arte era ingannata,
Bevendo al napo della incantasone;
Ed era in bianca cerva tramutata,
E da poi presa in una cacciasone
(Circella era chiamata quella dama):
Dolesi quel baron che lei tanto ama.

Tutta la istoria sua ve era compita,
Come lui fugge, e lei dama tornava.
La depintura è sì ricca e polita,
Che d'ôr tutto il giardino aluminava.
Il conte, che ha la mente sbigotita,
Fuor de ogni altro pensier quella mirava.
Mentre che de se stesso è tutto fore,
Sente far nel giardino un gran romore.

Ma poi vi contarò di passo in passo
Di quel romore, e chi ne fu cagione.
Ora voglio tornare al re Gradasso,
Che tutto armato, come campïone,
Alla marina giù discese al basso.
Tutto quel giorno aspetta il fio de Amone:
Or pensati se il debbe aspettare,
Ché quel dua millia leghe è longe in mare.

Ma poi che vede il cel tutto stellato,
E che Ranaldo pur non è apparito,
Credendo certamente esser gabato
Ritorna al campo tutto invelenito.
Diciam de Ricciardetto adolorato,
Che, poi che vede il giorno esserne gito,
E che non è tornato il suo germano,
O morto, o preso lo crede certano.

De l'animo che egli è, voi lo pensati;
Ma non lo abatte già tanto il dolore,
Che non abbia i Cristian tutti adunati,
E del suo dipartir conta il tenore;
E quella notte se ne sono andati.
Non ebbeno i Pagani alcun sentore;
Ché ben tre leghe il sir di Montealbano
Dal re Marsilio aloggiava lontano.

Via caminando van senza riposo,
Fin che son gionti di Francia al confino.
Or tornamo a Gradasso furïoso:
Tutta sua gente fa armare al matino.
Marsilio da altra parte è pauroso,
Ché preso è Ferraguto e Serpentino,
Né vi ha baron che ardisca di star saldo:
Fugirno i Cristïan, perso è Ranaldo.

Viene lui stesso, con basso visaggio,
Avante al re Gradasso ingenocchione;
De' Cristïani raconta lo oltraggio,
Che fuggito è Ranaldo, quel giottone.
Esso promette voler fare omaggio,
Tenir il regno come suo barone;
Ed in poche parole èssi acordato;
L'un campo e l'altro insieme è mescolato.

Uscì Grandonio fuor de Barcellona;
E fece poi Marsilio il giuramento
Di seguir de Gradasso la corona
Contra di Carlo e del suo tenimento.
Esso in secreto e palese ragiona
Che disfarà Parigi al fondamento,
Se non gli è dato il suo Baiardo in mano;
E tutta Francia vôl gettare al piano.