- Chi mi potrà giamai chiuder il passo,
Ch'io non ritrovi a mio diletto scampo? -
Dicea il re Carlo; e con molto fracasso
Parea fra' Saracin di foco un vampo.
Cornuto, quel destrier che fu de Urnasso,
Andava a vota sella per il campo.
Col corno in fronte va verso Baiardo:
Non si spaventa quel destrier gagliardo.

Senza che Carlo lo governi o guide,
Volta le groppe e un par de calci sferra;
Dove la spalla a ponto se divide,
Gionse a Cornuto, e gettalo per terra.
Oh quanto Carlo forte se ne ride!
Mo se incomincia ad ingrossar la guerra,
Perché de' Saracin gionge ogni schiera;
Davanti a tutti gli altri vien l'Alfrera.

Su la zirafa viene il smisurato,
Menando forte al basso del bastone:
Turpin de Rana al campo ebbe trovato,
Sotto la cinta se il pose al gallone;
Tal cura n'ha se non l'avesse a lato.
Dopo lui branca Berlengiere e Otone:
De tutti tre dopo ne fece un fasso,
Legati insieme li porta a Gradasso.

E ritornò ben presto alla campagna,
Ché tutti gli altri ancora vôl pigliare.
Gionse Marsilio e sua gente di Spagna;
Or si comincia le man a menare.
La vita o il corpo qua non si sparagna,
Ciascun tanto più fa, quanto può fare.
Già tutti i paladini ed Olivieri
Sono redutti intorno allo imperieri.

Egli era in su Baiardo, copertato
A zigli d'ôr da le côme al tallone;
Oliviero il marchese a lato a lato,
Alle sue spalle il possente Dudone,
Angelieri e Ricardo apregïato,
Il duca Naimo e il conte Ganelone.
Ben stretti insieme vanno con ruina
Contra a Marsilio e gente saracina.

Ferraguto scontrò con Olivieri:
Ebbe vantaggio alquanto quel pagano,
Ma non che lo piegasse de il destrieri;
Poi cominciorno con le spade in mano.
E scontrorno Spinella ed Angelieri;
E il re Morgante se scontrò con Gano,
E lo Argalifa e il duca di Bavera,
E tutta insieme poi schiera con schiera.

Così le schiere sono insieme urtate.
Grandonio era afrontato con Dudone;
Questi si davan diverse mazate,
Però che l'uno e l'altro avea il bastone.
Par che le gente siano acoppïate;
Re Carlo Mano è con Marsilïone:
E ben l'arebbe nel tutto abattuto,
Se non gli fosse gionto Ferraguto,

Che lasciò la battaglia de Oliviero,
Tanto gl'increbbe di quel suo cïano.
Ma quel marchese, ardito cavalliero,
Venne allo aiuto lui de Carlo Mano.
Or ciascun di lor quattro è bon guerrero,
Di core ardito e ben presto di mano;
Re Carlo era quel giorno più gagliardo
Che fosse mai, perché era su Baiardo.

Ciascuno è gran barone, o re possente,
E per onore e gloria se procaccia;
Non se adoprano i scudi per nïente,
Ogni om mena del brando ad ambe braccia.
Ma in questo tempo la cristiana gente
La schiera saracina in rotta caccia;
Del re Marsilio è in terra la bandiera.
Ecco alla zuffa è tornato l'Alfrera.

Quella gente de Spagna se ne andava
A tutta briglia fuggendo nel piano.
Marsilio, né Grandonio li voltava,
Anci con gli altri in frotta se ne vano.
E lo Argalifa le gambe menava,
E il re Morgante, quel falso pagano;
Spinella si fuggiva alla distesa:
Sol Ferraguto è quel che fa diffesa.