Avendo l’imperadore veduto la subita revoluzione fatta per i cittadini di Siena, d’avere disfatto e abbattuto il loro antico reggimento e l’ordine de’ nove, avendo di presente ad essere a Roma il dì della Pasqua della santa Resurrezione a dì 5 d’aprile, prese sospetto di lasciarla in libertà, e lasciovvi l’arcivescovo di Praga cui n’avea fatto vicario, prelato di grande autorità, e sperto delle cose del mondo, e pro’ e ardito in fatti d’arme, e in sua compagnia e per suo consiglio lasciò il signore di Cortona, e i Tarlati d’Arezzo, e’ conti da Santafiore, e più altri caporali di parte ghibellina, mostrando più confidanza in loro che nelle case guelfe di Siena, che liberamente gli aveano data la signoria di quella città: per la qual cosa i gentili uomini di quella terra e i popolani grassi molto si turbarono e rimasono malcontenti, benchè in apparenza allora non ne feciono dimostrazione; e a dì 28 di marzo 1355 l’eletto si partì da Siena, e seguitò a gran giornate il suo viaggio, e infino alla sua tornata i Sanesi vivettono senza niuno loro ordine sotto il volontario reggimento del vicario.
CAP. XC. Della gran compagnia ch’era in Puglia.
In questo tempo, all’entrare d’aprile del detto anno, la compagnia del conte di Lando era cresciuta nel Regno in quattromila barbute, e in molti masnadieri, e in grande popolo di bordaglia, e tenendo loro campi sopra Nocera e sopra Foggia correvano la Puglia piana predando e pigliando uomini e femmine, e bestiame e roba ovunque ne poteano giungnere, e strignevano per paura i casali e le ville a portare vittuaglia al campo. Nel paese faceano danno assai; ma niuna terra murata poterono acquistare, perocchè non aveano argomenti da vincerle per battaglia, e per la fede ch’aveano rotta a quelli del Guasto quando si dierono loro, niuna terra si volea più confidare alle loro promesse, ma tutte s’erano armate e afforzate alla difesa. Stando la compagnia per questo modo in Puglia, il re Luigi poco mostrava che si curasse della compagnia, e meno del danno de’ suoi sudditi, con mancamento di suo onore, perocchè nè aiuto nè consiglio dava loro: ma in questi dì mandò messer Niccola Acciaiuoli di Firenze suo grande siniscalco al legato, per trattare pace da lui a messer Malatesta da Rimini, e ambasciadore all’imperadore, e appresso al comune di Firenze, per avere da catuno aiuto di gente contro alla compagnia, e per sentire la volontà e ’l processo dell’imperadore: ma da se nel Regno niuna provvisione fece, fuori che festeggiare e danzare con le donne, in detrimento della sua fama.
CAP. XCI. Come il gran siniscalco cambiò sua fama in Firenze.
Noi avremmo volontieri trapassato quello che seguita senza memoria, se senza potere essere incolpato d’adulazione per tacere l’avessimo potuto fare. Il grande siniscalco del re Luigi partitosi dalle mollizie del suo signore, e inviscato da quelle, venne al legato in Romagna, e cercato secondo la commissione a lui fatta dal re Luigi di tentare la pace dal legato a messer Malatesta da Rimini, non ebbe autorità di poterla in alcuno atto disporla: e partitosi dal legato, venne a Siena all’imperadore, e spuosegli la sua ambasciata, dal quale fu ricevuto graziosamente per amore del re, e ancora della sua persona, perocch’era cittadino popolare di Firenze, e vedevalo montato in cotanta dignità, e a Roma il menò con seco, e fu alla sua coronazione: e tornato a Siena con lui senza avere impetrata alcuna cosa di sua domanda, se ne venne a Firenze del mese d’aprile del detto anno, con grande comitiva di baroni e di cavalieri napoletani, giovani ornati di diverse e strane portature, e abiti di loro robe, con maravigliosi paramenti d’oro e d’argento, e di pietre preziose e di perle, e in Firenze cominciò a fare molti conviti, e continovolli lungamente in città e in contado, avendo le giovani donne le quali faceva invitare con grande istanza sera e mattina a’ suoi corredi, e tutto dì le tenea in danza e in festa co’ suoi cavalieri; le quali femminili mollizie molto nella patria indebolirono la sua fama; e considerando i cittadini il tempo nel quale la compagnia tribolava il Regno, e le novità dell’imperadore, e le mutazioni degli stati delle città e delle terre di Toscana, e la nuova gravezza, e sollecita provvedenza e guardia ch’avea il suo comune di Firenze, facevano manifesto che allora bisognavano cose virtuose e virili, e non disoneste mollezze di donne. Crediamo che il male esempio del suo signore, e la vanità che ’l movea a accattare benevolenza de’ giovani e vani baroni e cavalieri ch’erano con lui gli feciono dimenticare le sue usate virtù, e la fortezza del suo animo. E per merito di questo, avendo domandato al suo comune per parte del re alcuno sussidio di gente d’arme contro alla compagnia, cosa che altra volta si sarebbe fatta senza domandare, per più riprese gli fu negata; potendo conoscere che poco onore della sua città riportò al re suo signore contra l’usato modo: e dove la sua persona era per addietro nominatissima in altezza d’animo e in molte virtù, per la vana mollezza femminile, a questa volta nella sua patria recò in memoria de’ suoi cittadini la detestabile vita di Sardanapalo.
CAP. XCII. Come l’imperadore giunse a Roma.
Carlo nominato nel battesimo Vincislao, figliuolo del re Giovanni, figliuolo dell’imperadore Arrigo di Luzimborgo re di Boemia, eletto imperadore, giunto a Roma il giovedì santo, entrò nella città sconosciuto, e a modo di romeo vestito di panno bruno con molti suoi baroni, e andò il venerdì e il sabato santo a vicitare le principali chiese di Roma in forma di pellegrino, e per modo che da niuno forestiero o paesano potea essere conosciuto chi fosse l’imperadore: e la mattina innanzi dì, vegnente la Resurrezione, uscì di Roma con la maggiore parte della sua gente, per entrare la mattina della santa Pasqua palesemente in Roma, per venire alla sua coronazione manifestamente. Il popolo di Roma per ordine de’ loro Rioni, co’ suoi principi e con tutto il chericato con solenne processione gli uscirono incontro fuori della città, e trovaronlo apparecchiato; e fattogli la debita salutazione e reverenza, con somma allegrezza e festa, e con grande moltitudine di cavalieri romani e paesani e strani, oltre alla sua cavalleria, condussono lui innanzi e l’imperatrice appresso nella città di Roma, e menaronlo alla Basilica del principe degli Apostoli san Piero, la mattina innanzi la messa, e là smontati. Qui si faccia fine al nostro quarto libro, per fare cominciamento al quinto della sua coronazione.
[ TAVOLA] DEI CAPITOLI
| Qui comincia il terzo libro della Cronica di Matteo Villani; e prima il Prologo | [Pag. 5] |
| Cap. II. La potenza dell’arcivescovo di Milano, e il procaccio fece a corte per la sua liberazione | [6] |
| Cap. III. Come papa Clemente sesto propose tre cose a’ comuni di Toscana, perchè pigliassono l’una | [9] |
| Cap. IV. Come il papa e’ cardinali annullarono i processi contro all’arcivescovo | [10] |
| Cap. V. Come gli ambasciadori de’ Toscani si partirono di corte mal contenti | [11] |
| Cap. VI. Come i tre comuni di Toscana s’accordarono a far passare l’imperadore | [12] |
| Cap. VII. Quali furono i patti dall’imperadore a’ tre comuni | [13] |
| Cap. VIII. Come il re Luigi e la reina Giovanna furono coronati per la Chiesa | [15] |
| Cap. IX. Commendazione in laude di messer Niccola Acciaiuoli | [17] |
| Cap. X. Come fu cacciato messer Iacopo Cavalieri di Montepulciano. | [20] |
| Cap. XI. Come si die’ il guasto a Bibbiena, e sconfitti i Tarlati da’ Fiorentini | [21] |
| Cap. XII. Come si rubellò a’ Fiorentini Coriglia e Sorana | [23] |
| Cap. XIII. Come i tre comuni di Toscana mandarono ambasciadori in Boemia a far muovere l’imperadore | [24] |
| Cap. XIV. Di disusati tempi stati | [25] |
| Cap. XV. Dell’inganno ricevette il comune di Firenze del braccio di santa Reparata | [27] |
| Cap. XVI. Di quello medesimo | [28] |
| Cap. XVII Come la gente del Biscione cavalcarono i Perugini | [29] |
| Cap. XVIII. Come i Romani andarono per guastare Viterbo | [31] |
| Cap. XIX. Come il re Luigi ebbe Nocera | [32] |
| Cap. XX. Come fu sconfitto il conte di Caserta | [33] |
| Cap. XXI. La novità in Casole di Volterra | [34] |
| Cap. XXII. Come furono decapitati degli Ardinghelli di Sangimignano | [34] |
| Cap. XXIII. Come gente del re di Francia fu sconfitta a Guinisi | [35] |
| Cap. XXIV. Come i Perugini assediarono Bettona | [37] |
| Cap. XXV. Come fu liberato Montecchio dall’assedio per soccorrere Bettona | [38] |
| Cap. XXVI. Come i Perugini ebbono Bettona e arsonla, e disfeciono affatto | [39] |
| Cap. XXVII. Come la città d’Agobbio s’accordò co’ Perugini | [41] |
| Cap. XXVIII. Come ser Lallo s’accordò con il re Luigi dell’Aquila | [41] |
| Cap. XXIX. Come i Perugini e’ Fiorentini tornarono a guastare Cortona | [42] |
| Cap. XXX. Come gli ambasciadori de’ tre comuni di Toscana tornarono dall’imperadore senza accordo | [43] |
| Cap. XXXI. Come l’arcivescovo cercava pace co’ Toscani | [44] |
| Cap. XXXII. Come il prefetto da Vico fu fatto signore d’Orvieto | [45] |
| Cap. XXXIII. Novità state a Roma | [46] |
| Cap. XXXIV. Come la gente del Biscione assediarono la Città di Castello | [47] |
| Cap. XXXV. Come i Fiorentini soccorsono Barga e sconfissono i Castracani | [47] |
| Cap. XXXVI. Come si difese il borgo d’Arezzo per i Fiorentini | [48] |
| Cap. XXXVII. D’un segno mirabile ch’apparve | [49] |
| Cap. XXXVIII. Come i Tarlati arsono il borgo di Figghine | [50] |
| Cap. XXXIX. Come gli usciti di Montepulciano venuti alla terra ne furono poi cacciati | [52] |
| Cap. XL. Come fra Moriale fu assediato, e rendessi al re Luigi | [53] |
| Cap. XLI. Come i Fiorentini fornirono Lozzole | [54] |
| Cap. XLII. Maraviglie fatte a Roma per una folgore | [56] |
| Cap. XLIII. Come morì papa Clemente sesto, e di sue condizioni | [57] |
| Cap. XLIV. Come fu fatto papa Innocenzio sesto | [59] |
| Cap. XLV. Come usciti di prigione i reali del Regno s’arrestarono a Trevigi | [60] |
| Cap. XLVI. Di novità state in Sangimignano | [61] |
| Cap. XLVII. Come i comuni di Toscana mandarono solenni ambasciadori a Serezzana a trattare pace | [63] |
| Cap. XLVIII. Di grandi tremuoti vennono in Toscana e in altre parti | [63] |
| Cap. XLIX. Come i Sanesi andarono a oste a Montepulciano | [65] |
| Cap. L. Come Gualtieri Ubertini fu decapitato | [66] |
| Cap. LI. Come il duca d’Atene assediò Brandizio | [67] |
| Cap. LII. Come i Perugini feciono pace co’ Cortonesi | [68] |
| Cap. LIII. Come il popolo di Gaeta uccisono dodici loro cittadini per la carestia ch’aveano | [69] |
| Cap. LIV. Come il papa volle trattare pace da’ Genovesi a’ Veneziani | [70] |
| Cap. LV. Come i Fiorentini osteggiaro Sangimignano, e fecionli ubbidire | [71] |
| Cap. LVI. Come in Italia fu generale carestia | [72] |
| Cap. LVII. Come i Romani uccisono colle pietre Bertoldo degli Orsini loro senatore | [73] |
| Cap. LVIII. Come fu tagliata la testa a Bordone de’ Bordoni | [74] |
| Cap. LIX. Come si pubblicò la pace dall’arcivescovo a’ comuni di Toscana | [75] |
| Cap. LX. L’inganno ricevette il comune di Firenze dagli sbanditi | [77] |
| Cap. LXI. Di questa medesima materia | [79] |
| Cap. LXII. Come messer Piero Sacconi de’ Tarlati tentò di fare grande preda innanzi che fosse bandita la pace | [80] |
| Cap. LXIII. Come il corpo di messer Lorenzo Acciaiuoli fu recato del Regno a Firenze, e seppellito a Montaguto a Certosa onoratamente | [81] |
| Cap. LXIV. Come si fe’ l’accordo da’ Sanesi a Montepulciano | [83] |
| Cap. LXV. D’una notabile grandine venuta in Lombardia, e d’altro | [84] |
| Cap. LXVI. Come sotto le triegue procedettono le cose in Francia | [85] |
| Cap. LXVII. Come i Genovesi spregiarono la pace de’ Veneziani | [86] |
| Cap. LXVIII. Come i Veneziani si provvidono | [87] |
| Cap. LXIX. Come fu guasto il castello di Picchiena, e perchè | [88] |
| Cap. LXX. Come Ruberto d’Avellino fu morto dalla duchessa sua moglie | [89] |
| Cap. LXXI. Come furono cacciati i ghibellini del Borgo | [90] |
| Cap. LXXII. Di quattro leoni di macigno posti al palagio de’ priori | [91] |
| Cap. LXXIII. Come Sangimignano fu recato a contado di Firenze | [91] |
| Cap. LXXIV. D’un segno apparve in cielo | [94] |
| Cap. LXXV. Come fu assediata Argenta | [94] |
| Cap. LXXVI. Come si temette in Toscana di carestia | [96] |
| Cap. LXXVII. Come in Messina fu morto il conte Mazzeo de’ Palizzi a furore, e la moglie e due figliuoli | [97] |
| Cap. LXXVIII. Come fu creato nuovo tribuno in Roma | [99] |
| Cap. LXXIX. Come furono sconfitti in mare i Genovesi alla Loiera | [101] |
| Cap. LXXX. Come i Catalani perderono loro terre in Sardegna | [106] |
| Cap. LXXXI. Come il prefetto venne a oste a Todi | [107] |
| Cap. LXXXII. Come fu presa e lasciata Vicorata | [108] |
| Cap. LXXXIII. Come il conte di Caserta si rubellò dal re Luigi | [109] |
| Cap. LXXXIV. Come il cardinale legato venne a Firenze | [111] |
| Cap. LXXXV. Rinnovazione del palio di santa Reparata | [112] |
| Cap. LXXXVI. Come i Genovesi si misono in servaggio dell’arcivescovo | [114] |
| Cap. LXXXVII. Come i Pisani feciono confinati | [115] |
| Cap. LXXXVIII. Come i Sanesi ruppono i patti a Montepulciano | [117] |
| Cap. LXXXIX. Come si cominciò la gran compagnia nella Marca | [118] |
| Cap. XC. Dice de’ leoni nati in Firenze | [119] |
| Cap. XCI. Come i Romani si dierono alla Chiesa di Roma | [120] |
| Cap. XCII. Le novità seguite in Pistoia | [121] |
| Cap. XCIII. Come l’arcivescovo richiese di pace i Veneziani | [122] |
| Cap. XCIV. Come i Veneziani ordinarono lega contro al Biscione | [123] |
| Cap. XCV. Come il conestabile di Francia fu morto | [124] |
| Cap. XCVI. Come si cominciò la rocca in Sangimignano, e la via coperta a Prato | [126] |
| Cap. XCVII. Del male stato dell’isola di Sicilia | [126] |
| Cap. XCVIII. Come il legato del papa procedette col prefetto | [127] |
| Cap. XCIX. Come si rubellò Verona al Gran Cane per messer Frignano | [129] |
| Cap. C. Come messer Bernabò con duemila barbute si credette entrare in Verona | [132] |
| Cap. CI. Come messer Gran Cane racquistò Verona, e fu morto messer Frignano | [136] |
| Cap. CII. Come messer Gran Cane riformò la città di Verona, e fece giustizia de’ traditori | [136] |
| Cap. CIII. Come fu deliberato per la Chiesa l’avvenimento dell imperadore in Italia | [138] |
| Cap. CIV. D’un gran fuoco ch’apparve nell’aria | [139] |
| Cap. CV. Di tremuoti che furono | [140] |
| Cap. CVI. De’ fatti del monte | [141] |
| Cap. CVI. Di certe rivolture di tiranni di Lombardia, e di più cose per lo tradimento di Verona | [144] |
| Cap. CVII. Del processo della grande compagnia di fra Moriale della Marca | [145] |
| Cap. CVIII. Come il legato prese Toscanella | [147] |
| Cap. CIX. Come messer Malatesta si ricomperò dalla compagnia | [148] |
| Cap. CX. D’un fanciullo mostruoso nato in Firenze | [151] |
| Cap. CXI. Come furono cacciati i guelfi di Rieti e da Spoleto | [151] |
| LIBRO QUARTO | |
| Cap. I. Comincia il quarto libro, e prima il Prologo | [153] |
| Cap. II. Comparazione dal re Ruberto al re Luigi | [154] |
| Cap. III. Come gran parte dell’isola di Cicilia venne all’ubbidienza del re Luigi | [155] |
| Cap. IV. Come l’arcivescovo cominciò guerra contro a’ collegati di Lombardia | [157] |
| Cap. V. Come il re d’Ungheria passò con grande esercito contra un re de’ Tartari | [157] |
| Cap. VI. De’ grilli ch’abbondarono in Barberia e poi in Cipri | [159] |
| Cap. VII. D’una notabile maraviglia della reverenza della tavola di santa Maria in Pineta | [160] |
| Cap. VIII. Come il vicario di Bologna mandò l’oste sopra Modena con due quartieri di Bologna | [162] |
| Cap. IX. Come il legato e i Romani guastarono il contada di Viterbo. | [162] |
| Cap. X. Come il prefetto s’arrendè al legato liberamente | [163] |
| Cap. XI. Come il popolo di Bologna si levò a romore per avere loro libertà, e fu in maggiore servaggio. | [165] |
| Cap. XII. Come fu tolta l’arme al popolo di Bologna | [168] |
| Cap. XIII. Come il legato ebbe la città d’Agobbio | [169] |
| Cap. XIV. Come i Perugini non tennono fede a’ Fiorentini e’ Sanesi | [170] |
| Cap. XV. Come procedettono i rettori di Firenze in questa sopravvenuta tempesta della compagnia di fra Moriale | [173] |
| Cap. XVI. Come si provvedde a Firenze contra la compagnia | [175] |
| Cap. XVII. Come fu morto messer Lallo | [176] |
| Cap. XVIII. Come il re di Spagna cacciata la non vera moglie coronò la legittima | [178] |
| Cap. XIX. Come i collegati di Lombardia condotta la compagnia mandarono all’imperadore | [181] |
| Cap. XX. Come i Bordoni furono cacciati di Firenze, e sbanditi per ribelli | [182] |
| Cap. XXI. Come il re d’Araona venne con grande armata a racquistare Sardegna | [183] |
| Cap. XXII. Come i Genovesi feciono armata contro a’ Veneziani e Catalani | [184] |
| Cap. XXIII. Come il tribuno di Roma fece tagliare la lesta a fra Moriale | [186] |
| Cap. XXIV. D’una sformata grandine venuta a Mompelieri, e della scurazione del sole | [188] |
| Cap. XXV. Come morì l’arcivescovo di Milano | [189] |
| Cap. XXVI. Come il tribuno di Roma fu morto a furia di popolo | [190] |
| Cap. XXVII. Come l’imperadore Carlo venne in Lombardia | [192] |
| Cap. XXVIII. Come i tre fratelli de’ Visconti di Milano furono fatti signori, e loro divise | [194] |
| Cap. XXIX. Come l’imperadore stando a Mantova trattava la pace de’ Lombardi | [195] |
| Cap. XXX. Come furono presi i legni ch’andavano a Palermo | [197] |
| Cap. XXXI. Come si cominciò guerra il Puglia tra loro. | [198] |
| Cap. XXXII. Come i Genovesi sconfissono i Veneziani a Portolungone in Romania | [199] |
| Cap. XXXIII. Come Gentile da Mogliano diede fermo al legato | [203] |
| Cap.XXXIV. Come il re d’Araona ebbe la Loiera, e fece accordo col giudice | [204] |
| Cap. XXXV. Come i Pisani si diliberarono di mandare all’imperatore | [206] |
| Cap. XXXVI. Rottura della pace del re di Francia e d’Inghilterra | [207] |
| Cap. XXXVII. Come un gatto uccise un fanciullo in Firenze | [208] |
| Cap. XXXVIII. Come l’imperadore fe’ fare triegua da’ Lombardi a’ signori di Milano | [209] |
| Cap. XXXIX. Come l’imperadore andò a Moncia per la corona del ferro | [211] |
| Cap. XL. Come il conte di Lando venne di Lombardia in Romagna con la gran compagnia | [214] |
| Cap. XLI. Come i Fiorentini per la venuta dell’imperadore a Pisa si provvidono | [215] |
| Cap. XLII. Come il legato prese Recanati | [217] |
| Cap. XLIII. Come il capitano di Forlì venne in Firenze | [218] |
| Cap. XLIV. Come l’imperadore Carlo giunse a Pisa | [219] |
| Cap. XLV. Come l’imperadore bandì parlamento in Pisa, e quello n’avvenne | [220] |
| Cap. XLVI. Come l’imperadore di Costantinopoli racquistò l’imperio | [221] |
| Cap. XLVII. Come i Matraversi di Pisa feciono muovere l’imperadore | [223] |
| Cap. XLVIII. Come procedettono i fatti in Pisa | [224] |
| Cap. XLIX. Come gli ambasciadori del comune di Firenze andaro all’imperadore | [225] |
| Cap. L. Di novità stata in Montepulciano | [226] |
| Cap. LI. Come le sette di Pisa si pacificarono insieme | [227] |
| Cap. LII. Come Gentile da Mogliano si ritolse la città di Fermo | [229] |
| Cap. LIII. Come gli ambasciadori de’ Fiorentini e’ Sanesi furono ricevuti dall’imperadore | [231] |
| Cap. LIV. Come i Sanesi scopriro la loro corrotta fede contro a’ Fiorentini | [232] |
| Cap. LV. De’ falli commessi per lo comune di Firenze, e degl’inganni ricevuti da’ suoi vicini | [235] |
| Cap. LVI. Di molti Alamanni venuti alla coronazione dell’imperadore | [237] |
| Cap. LVII. Di novità della Marca per Recanati | [238] |
| Cap. LVIII. Come la gran compagnia del conte di Lando entrò nel Regno | [239] |
| Cap. LIX. Come l’imperadore andò a Lucca | [240] |
| Cap. LX. Come al Galluzzo nacque un fanciullo mostruoso | [241] |
| Cap. LXI. De’ fatti di Siena con l’imperadore | [242] |
| Cap. LXII. Di più imbasciate ghibelline state in presenza dell’imperadore | [245] |
| Cap. LXIII. Come i Volterrani si dierono all’imperadore | [247] |
| Cap. LXIV. Come i Samminiatesi si dierono all’imperadore | [248] |
| Cap. LXV. Di disusato tempo stato nel verno | [249] |
| Cap. LXVI. Come il segreto giurato in Firenze fu manifestato all’imperadore | [250] |
| Cap. LXVII. Come l’imperadore mandò aiuto di gente al legato | [252] |
| Cap. LXVIII. Trattati dall’imperadore a’ Fiorentini | [253] |
| Cap. LXIX. Raccolti falli de’ governatori del comune di Firenze | [254] |
| Cap. LXX. Come a Firenze si fece il sindacato per l’accordo con l’imperadore | [256] |
| Cap. LXXI. Quello si fe’ per alcuno cardinale per la coronazione dell’imperadore | [258] |
| Cap. LXXII. Come si fermò l’accordo e’ patti dall’imperadore al comune di Firenze | [259] |
| Cap. LXXIII. Come i Fiorentini per mala provvedenza errarono a loro danno | [262] |
| Cap. LXXIV. Della statura e continenza dell’imperadore | [263] |
| Cap. LXXV. Come si bandì in Firenze l’accordo con l’imperadore | [265] |
| Cap. LXXVI. I patti e le convenienze da’ Fiorentini all’imperadore | [266] |
| Cap. LXXVII. Come fu offesa la libertà del popolo di Roma da’ Toscani | [260] |
| Cap. LXXVIII. Di quello medesimo | [270] |
| Cap. LXXIX. Come la gran compagnia rubò il Guasto in Puglia | [272] |
| Cap. LXXX. Come l’imperadore richiese di lega i Fiorentini, e non l’ebbe | [273] |
| Cap. LXXXI. Come si mutò lo stato de’ nove di Siena | [275] |
| Cap. LXXXII. Di quello medesimo | [276] |
| Cap. LXXXIII. Il modo trovò il comune di Firenze per avere danari | [277] |
| Cap. LXXXIV. L’ordine diede l’imperadore agli Aretini | [279] |
| Cap. LXXXV. Come fu preso Montepulciano dalla casa de’ Cavalieri | [281] |
| Cap. LXXXVI. Come il papa riprese in concistoro certi dissoluti cardinali | [282] |
| Cap. LXXXVII. Di alcuna novità di Pisa per gelosia | [283] |
| Cap.LXXXVIII. Della gente che i Fiorentini mandarono con l’imperadore | [284] |
| Cap. LXXXIX. Come l’imperadore si partì da Siena | [285] |
| Cap. XC. Della gran compagnia ch’era in Puglia | [286] |
| Cap. XCI. Come il gran siniscalco cambiò sua fama in Firenze | [287] |
| Cap.XCII. Come l’imperadore giunse a Roma | [289] |