CAP. XLII. Quello fece messer Filippo di Taranto e di Vercelli.
Era in questi dì a corte di Roma a Avignone messer Filippo di Taranto fratello carnale del re Luigi, il quale aspettava che ’l papa dispensasse con lui e con la moglie che s’avea tolta, sirocchia della reina Giovanna, quella che fu moglie del duca di Durazzo e appresso di Ruberto del Balzo, ed era sua nipote, figliuola del fratello carnale; e ’l papa, per l’irreverenza ch’ebbono al sagramento matrimoniale di copularsi prima ch’avessono la dispensagione, tardava di farla, e mostrava di non volerla fare: e in questo aspetto messer Filippo sommosse certi baroni e cavalieri provenzali, e raunò quattrocento barbute, e tenne segreta la sua cavalcata, avendo boce ch’andava in aiuto a’ signori di Milano o al marchese; ma egli ch’avea suo trattato cavalcò a Carasco in Piemonte, e ripresesi la terra, e lasciolla in ordine di guardia, e se ne tornò a Avignone del detto mese di novembre. In questo medesimo mese, non ostante la sconfitta del vicario dell’imperadore, il marchese di Monferrato, e messer Azzo da Correggio, e ’l conte di Lando, ch’era lasciato, accolsono tutto il rimanente della loro gente, e que’ di Milano, avendo la vittoria, ne cassarono, e assediarono di fuori il castello di Novara, e anche dalla parte della città, e assediarono Vercelli, e tutto il verno mantennero gli assedi, tanto che vinsono la punga del castello di Novara, come seguendo nostro trattato al suo tempo diviseremo.
CAP. XLIII. Come si fuggì di Milano la donna che fu di messer Luchino col figliuolo.
Di messer Luchino Visconti tiranno di Milano era rimaso uno figliuolo nudrito per la madre, ch’era di quelli dal Fiesco di Genova. I tiranni di Milano, per tema della signoria, l’aveano assottigliato delle possessioni e del tesoro che ’l padre gli avea lasciato, e il giovane crescea in aspetto d’essere valoroso e in amore de’ cittadini, e questo gravava l’animo a’ signori per gelosia dal loro stato. La madre, ch’era savia e accorta, temea forte che messer Bernabò e messer Galeazzo nol facessono morire, i quali teneano lui e lei in guardia, ch’uscire non poteano di Milano. La donna ordinò molto saviamente con danari e con grandi promesse, con certi conestabili di cavalieri ch’aveano a fare la guardia, che ’l dì ch’ella disse loro la donna fu provveduta, e montata in su buoni cavalli, e con parte di loro tesoro furono tratti di Milano, e avviati con cavalieri in verso Pavia. La cosa fu tosto manifestata a’ signori; i quali li feciono perseguitare insino presso a Pavia, e arebbonli ritenuti, se non che gente uscì di Pavia, e ricevettonli, e tutti condussonli sani e salvi nella città di Pavia.
CAP. XLIV. Come il Re Luigi e la reina andarono a Messina.
Dappoichè per la gente del re Luigi fu presa la tenuta delle fortezze della città di Messina e del porto, i cittadini ordinarono di comune consiglio di mandare per lo re e per la reina a Reggio, acciocchè venissono in Messina a ricevere il saramento e la reverenza come loro signori; ed elessono undici cittadini i maggiori per ambasciadori, i quali tutti si vestirono di scarlatto foderato di vaio, e con le due figliuole di don Petro valicarono a Reggio, del mese di dicembre anno detto; e giunti là, e fatta la reverenza al re e alla reina, furono da loro ricevuti con grande allegrezza e festa; e sposta la loro ambasciata, e pregato il re e la reina che dovessono andare a Messina, incontanente mandarono a far tornare le loro galee: e ricevute le damigelle a grande onore, la reina l’ordinò di sua compagnia, trattandole caritatevolmente in tutte le cose; e venute le galee, il re e la reina e le damigelle vi montarono suso con tutti gli ambasciadori, e valicarono a Messina, a dì 24 di dicembre la vigilia di Natale, ove furono ricevuti con grande solennità di festa, fatta per tutti i cittadini, e collocati nelle case reali: e fatta la solenne festa del Natale, ricevettono il saramento e l’omaggio da tutti i cittadini, e a richiesta de’ cittadini promise il re di risedere colla corte di là, cosa che poi non attenne.
CAP. XLV. Come fu murato il borgo di Fegghine.
Ricordandosi i cittadini di Firenze, come in tutte le gravi guerre ch’al loro comune erano sopravvenute, il borgo di Fegghine ricevea le percosse, e veggendo quanto il porto di quel luogo era utile al fornimento della città, per la grande abbondanza della vittuaglia che a quello mercato continovamente venia, diliberarono che ’l borgo si murasse di grosse mura e di buone torri, e facessevisi una grossa terra alle spese del comune con l’aiuto delle circustanti vicinanze; e dato l’ordine del mese di dicembre del detto anno, e chiamati gli uficiali del mese di gennaio, cominciarono a fare i fossi e le porte principali, e appresso a fondare le mura e le torri. Penossi a compiere questa terra lungamente, ma fornita fu d’essere circundata di mura da difesa l’anno 1363, e compiuta e perfetta del mese di.....: Furono le mura in fondamento grosse braccia .... e sopra terra grosse braccia ... e alte con merli braccia ... con un corridoio dentro in beccatelli largo braccia ... e con torri alte braccia .... senza le porte, catuna alta sopra le mura braccia ... E con due porte maestre, l’una verso Firenze chiamata porta fiorentina, e l’altra verso castello Sangiovanni chiamata porta aretina, catuna Con gran torri, alte sopra le mura braccia ... la faccia delle mura di verso Firenze è per lunghezza braccia ... e diverso l’Arno è braccia ... e quella verso castello Sangiovanni è braccia ... e quella di verso il poggio è braccia ... E così in tutto girano le mura di quella terra braccia ... E innanzi che la terra fosse murata, fu ripiena di molte case nuove edificate da’ cittadini di Firenze, e da’ paesani d’intorno. Costò al comune di Firenze fiorini .... e a’ terrazzani e circustanti fiorini.... E in questo medesimo tempo ne fece porre il comune una di nuovo al Pontassieve di costa ove si dice Filicaia, la quale è più per ridotto d’una guerra, che per abitazione o per mercato che vi si potesse allignare.
CAP. XLVI. D’un parlamento fece l’imperadore in Alamagna.
L’imperadore Carlo convocati i prelati e’ baroni d’Alamagna alla festa della natività di Cristo a Mezza nello Reno, vi si trovò con bene ventimila cavalieri, e in abito della maestà imperiale fu servito a mensa dal duca di Brandimborgo, e dagli altri baroni ordinati per consuetudine a quel servigio. E a quella festa vennero ambasciadori del re d’Inghilterra, e due figliuoli del re di Francia per trattare pace intra ’l re di Francia e ’l re d’Inghilterra, ma gli Alamanni poco vi seppono trovare modo, ma trattovvisi la concordia, che poi ebbe compimento, tra ’l conte di Fiandra e ’l duca di Brabante per l’opera di Mellina. In quella festa fu molto ubbidito e reverito l’imperadore da’ prencipi d’Alamagna, e con tutti si mostrò in buona pace. In questi medesimi dì, a dì 23 di dicembre, papa Innocenzio sesto fece più cardinali di suo movimento, fra’ quali fu il vescovo di Firenze, ch’avea nome messer Andrea da Todi valente uomo, il cancelliere di Parigi uomo di grande autorità, e il generale de’ frati minori e quello de’ predicatori, che niuno l’avea procurato.