I Pisani ch’aspettavano la Compagnia bianca degl’Inghilesi, temendo di Montecalvoli, il quale pochi giorni si potea tenere, usarono questa malizia, che di notte segretamente facevano uscire di Pisa loro gente d’arme, e la mattina polverosi li faceano ritornare, e li riceveano a gran festa, sotto nome di gente della Compagnia bianca, stimando ne seguisse quello ne seguì: e loro venne fatto, che i priori di Firenze avendo la falsa novella per vera, subito con poco onore e del comune e del capitano li feciono partire dall’assedio di Montecalvoli, il perchè i Pisani il poterono liberamente fornire e rinfrescare: e ciò fu del mese di giugno.
CAP. LVI. Come il re di Francia per paura della compagnia non osò per terra tornare nel reame, ma tornò per acqua.
In questi giorni i pessimi uomini detti latronculi, noi in volgare diciamo ladroncelli, nel reame di Francia tanto erano multiplicati all’appoggio delle compagnie dell’arciprete di Pelagorga e del Pitetto Meschino, che il re di Francia essendo ad Avignone non si assicurò tornare per terra a Parigi, per loro danno si mise ad entrare in Borgogna. Puossi assai aperto comprendere i vestigi del santo Evangelio, ove dice: Saranno pestilenzie e fame per luoghi, e leverassi gente contro a gente: e soggiugne: E gli uomini saranno amatori di sè medesimi: e certo ogni radice di carità pare dispenta.
CAP. LVII. Della mortalità dell’anguinaia.
Nel presente mese di giugno, per vere lettere de’ mercatanti fu in Firenze come in Egitto, e in Soria, e nell’altre parti di Levante la pestilenza dell’anguinaia; gravissimamente offendea e in Vinegia, e in Padova, e nell’Istria, e in Ischiavonia, non ostante che i detti luoghi altra volta toccasse. Anche gravemente ritoccò nelle terre di Toscana, e quasi tutte comprese, e in Firenze, già stata generale tre mesi per tutto giugno con fracasso d’ogni maniera di gente.
CAP. LVIII. Come i Barghigiani colla forza de’ Fiorentini presono i battifolli.
Nel detto mese di giugno, essendo stata assediata Barga da’ Pisani lungamente con tre battifolli, e Sommacolonna con due, e assai strette, il capitano de’ Fiorentini essendo a oste a Montecalvoli trasse dal campo cinquecento barbute con alquanti masnadieri, e diè boce ch’andassono in Maremma per preda, e feceli conducere a Volterra, onde i Pisani mandarono la loro gente in Maremma alla difesa, e costoro furono condotti a Barga improvviso a’ Pisani; e sentendolisi presso quelli di Barga, che n’aveano l’avviso, uscirono fuori a combattere l’uno de’ battifolli. Avvenne che quelli degli altri due battifolli, lasciando pochi di loro alla guardia de’ battifolli, trassono al soccorso di quello ch’era combattuto. Aspra battaglia era tra loro quando sopraggiunse la gente de’ Fiorentini; e trovò i due battifolli sforniti, e presonlisi, e appresso percossono alle reni de’ nemici, e con loro entrati nell’altro battifolle lo presono, e perseguitando i nemici, pochi ne camparono, che non fossono morti o presi. Quello che trovarono ne’ battifolli sì di vittuaglia come d’armadura misono in Barga, e arsono le bastite, e il simile feciono di quelli di Sommacolonna, e ciò fatto, la gente de’ Fiorentini si tornarono al campo senza niuno impaccio.
CAP. LIX. Come morì messer Piero da Farnese.
Essendo entratala furia della pestilenza dell’anguinaia nell’oste de’ Fiorentini, molti n’uccise, molti ne indebolì, molti ne avvilì. Il perchè essendo levato l’assedio da Montecalvoli, per comandamento de’ signori di Firenze, il capitano era in Castello Fiorentino, e quivi lo prese il male dell’anguinaia a dì 19 di giugno, e il detto dì n’andò a san Miniato del Tedesco, e quivi in sulla mezza notte passò di questa vita, e il corpo suo in una cassa alle spese del comune fu recato in Firenze, e posato a Verzaia, aspettando Ranuccio suo fratello per cui era mandato; poi a dì venticinque del mese il corpo suo fu recato in Firenze alle spese del comune con mirabile pompe d’esequie, le quali furono di questa maniera
Qui manca.