— Allora... — disse lentamente — non vuoi darmi altri ragguagli?
— Mia cara, sei decisamente curiosa. Non te ne do per la buona ragione che non ne ho io stessa. Oggi si saprà qualcosa. La tua amica intima, la contessa Serramonti, potrà forse essere più informata di me. Ma suppongo che non vorrai rivolgerti a lei. Davvero casco dal sonno. Buon giorno, mia cara.
Passò oltre e la sua lunga coda di velluto sparve ondulando per la fuga delle sale.
Marina rimase immobile per un istante, colle ciglia aggrottate, crudelmente perplessa. Strana, enigmatica, quella splendida figura di donna, così immobile, in abito da ballo, nella sala deserta e fredda, bianca d'invernale luce mattutina.
Si scosse con un piccolo brivido ed ebbe un energico cenno affermativo del capo, riassunto visibile di un rapido soliloquio.
Risalì nella sua stanza al terzo piano. Non chiamò la cameriera, si spogliò sola e si tuffò il volto ed il busto a più riprese in una vasca d'acqua fredda. Indossò poscia una corretta e scura toilette da mattino, una piccola giacchetta di panno grigio e si coprì il capo d'un cappellino nero, a cui sovrappose un velo. Poi scese una scaletta privata che metteva nella corte delle scuderie. Passò in una loggetta, ove sapeva che avrebbe trovata la figlia del portinaio. Benchè avesse vegliato tutta la notte, aggregata anch'essa al gruppo di cameriere che attendevano, in un salotto riservato, a riparare ai guasti avvertiti dalle signore nelle loro acconciature, la Gegia era tuttora alzata e narrava alla nonna gli splendori della notte trascorsa. Le accadeva qualche volta di accompagnare la signorina quando usciva la mattina per tempo. Non l'aspettava quel giorno e si meravigliò che non fosse andata a riposare; ma, senza muovere osservazioni, si approntò e fu ai comandi di donna Marina.
Uscirono assieme. Ma la Gegia arguì che la padroncina fosse più stanca di quanto pareva, perchè, svoltato il canto di piazza Curtatone a S. Lucia, ella fe' cenno a una vettura da piazza chiusa. Udì che, prima di salire, dava al fiaccheraio l'indirizzo di casa Serramonti.
Durante la corsa, Marina non aprì bocca. Giunte, ella scese sola e disse alla Gegia di aspettarla in carrozza. Al cameriere, che rispose alla sua energica scampanellata e che aveva l'aria alquanto incerta vedendola capitare sì per tempo, chiese se la Contesta era visibile. Vedendo ch'egli esitava, soggiunse:
— Ditele che sono io e per cose di premura.
Attese un istante immobile, pallida, sotto l'atrio di entrata. Aveva nelle ossa quel freddo speciale che si lascia dietro una nottata persa. Quando il cameriere tornò dicendole ossequiosamente che passasse pure, un'ondata di porpora salì sulla sua fronte e per un momento ella parve non aver capita bene la risposta. Ma subito tenne dietro al cameriere, che la precedeva.