— Ebbene? — chiese.
Egli sedette. Era un po' scolorito in volto, ma ilare, animato.
— Tutto accomodato — rispose. — Domattina alle sette, in un certo parco, sulla strada di Fiesole... da un amico di Serristano... Un bravo giovane, quel Serristano.
— Sì... diss'ella a voce bassa. — E le...
— Le condizioni, vuol dire?... Oh discrete. Cioè, adesso... Ma stamane al primo abboccamento dei secondi, grazie! La pistola e venti passi di distanza. Frenetico quel Carlisi! E quell'altro, il suo padrino, più arrabbiato di lui. Ma ora l'hanno capita. Anzi, Serristano e Firmino non si rendevano ragione di quella subita arrendevolezza di Dzworoff. Adesso è ragionevole; si è scelta la sciabola. Almeno, non sarà una cosa illegale, se ci resto.
Un brivido scosse tutto il corpo di Elisa.
— Roberto! — disse con accento sì profondo e sì angosciato ch'egli ne rimase colpito.
— Dicevo per scherzo... sa? Sono di quelle solite cose, che finiscono con un buon déjeuner, da Donney. Per conto mio, non ho nessuna voglia di far strage. D'altronde, un duello non sta mica male nella vita di un giovanotto. Bisognava pure che ci capitassi un giorno o l'altro. Certo, se avessi saputo ch'era vicino colui non me la sarei presa così calda per quel suo matrimonio. Non è mica antipatico quel giovane. Come mai è andato a finire così? È vero ch'è stata la Duchessa?
— Sì, — disse Elisa, — queste sono le opere sue; così esercita il suo potere.
Una condanna quasi sacra vibrava nelle sue parole.