— No, è bresciano. Il marchese Maurizio Fedimari. — Conoscete la famiglia?
— Oh benissimo... Bonne souche, certamente... E che fa? si trattiene a Firenze?
L'abilità di quella donna, per recitar la commedia, era qualcosa di sublime; le tremava persin la voce.
Ma Don Marcello l'ascoltava serio serio, e Donna Marina, che avea finalmente trovata la giusta misura del cannocchiale, guardava... oh lontano, lontano assai nel paesaggio.
— Secondo, — rispose sagacemente Don Marcello. — È un tipo curioso quel mio amico. Forma la mia disperazione col volermi sempre obbligare a inventargli qualche nuova scoperta in fatto di arte. Si è divorato Firenze in un mese, colui! Ora, per dargli ancora un piccolo osso artistico da rodere, l'ho condotto qui. E, sentendomi al tutto esautorato, in fatto di musei e di gallerie, ho pensato egoisticamente di raccomandarlo a voi.
— Ma è un tradimento — disse la Contessa ridendo. — Come potrò?...
— Oh! con voi non c'è da sgomentarsi, in fatto d'arte. — Quando non ce n'è più, ce n'è ancora. Fatemi questa carità, lasciate che vi presenti il mio amico. E ora, entreremo in chiesa, se vi piace.
Entrarono in chiesa; una bizzarra vetusta cappelletta, le cui pareti serbavano ancora qualche vestigio di due distinti stili di antica dipintura.
Erano state evidentemente trattate a due riprese, e sotto la grossolana maniera di un mediocrissimo pittore del secolo scorso, emergeva l'austerità ideale ed ingenua di un pennello cinquecentista. Un tratto di processione sacra, coi suoi gruppi serrati, senza spazio, di profili bianchi, di testine rossiccie accatastate una a ridosso dell'altra, di bizzarre foggie medioevali d'abbigliamenti, era troncato bruscamente dai gonfi drappeggi del manto di una Giuditta, opera del pittore più recente, mentre la faccia apopletica di questa si perdeva alla sua volta in una nuvolaglia di salnitro del più nebuloso effetto. Ogni tanto il mistico stile antico tornava a far capolino, due delicatissimi nudi si rivelavano, nella loro squisita snellezza di forme, al disopra di una ondulatura verdognola che, nell'intenzione dell'autore, rappresentava le acque del Giordano, raffigurando così un battesimo di Cristo abbastanza riconoscibile. In una cappella laterale era alzata su un piedestallo una Madonna moderna, colla faccia di legno di grossa bambola fatticciona, vestita di broccato, con sei vezzi di granate al collo e con un paio di buccole a pendente, ma dietro all'altar maggiore, nel vecchio trittico dall'oro spento, azzurreggiava idealmente, cinta d'angioli esultanti, una Madonna di frate Angelico.
In un angolo della chiesetta, presso all'uscio della piccolissima sacristia, il sacrestano aveva accatastato la sua scarsa raccolta di patate, ma a sommo dell'uscio stesso, nella sua cornice intrecciata di fiori e frutti, si sporgeva dal fondo cilestrino, in terra cotta verniciata di bianco, uno di quei dolcissimi gruppi di madre e bimbo ai quali si collega tuttora il pensiero di un caro nome, quello di Luca della Robbia.