Nel vivo lume della luna, una mano bruna, nervosa si protese con un gesto di minaccia implacabile.
Poi Drollino afferrò l'ubbriaco, inetto ormai ad opporgli la minima resistenza; se lo cacciò sulle spalle come un sacco di biada, e, passando dalla scala interna di servizio, lo portò nella propria cameretta, quella che occupava attualmente al terzo piano della villa. Lo gettò sul letto in modo abbastanza ruvido; ma il sonno dell'ubbriaco era ormai così profondo ch'egli non se ne risentì per nulla.
Drollino sedette appiè del letto, e rimase desto per tutta la notte, vegliando Battista.
Era giorno fatto quando il cameriere si risentì; girò attorno gli sguardi, attonito di trovarsi lì, in camera di Drollino.
—Cosa diamine?—chiese.
—Nulla, mio caro.... Ti ho trovato per via e t'ho portato qui.
—Oh!—rispose Battista confuso, ma tentando un risolino.—Ho capito. Eh, son traditori questi vostri vinetti leggieri; e poi un po' di rhum.... sicuro.
Non era più brillo, ma aveva ancora la testa balorda, lo stomaco sconvolto, o parlava con un fare melenso.
—Sicchè—continuò, alquanto impacciato—m'hai proprio trovato per via? Sarà, sarà.... non mi ricordo più! E dormivo, eh?
—No, allora non dormivi; non facevi che strillare e chiacchierare.