Finalmente il Duca, tormentato, chiese a Drollino se avesse qualche cosa da dirgli.

—Sì,—rispose Drollino.

La voce di Drollino era orribile a udirsi: roca, sibilante, con un suono alterato, gutturale, come il congegno d'una macchina che, spazzata, stride sotto la mano di chi lo tenta.

Il Duca dominò un brivido, e continuò:

—Forse, nevvero, vuoi parlarmi dell'accidente in cui la tua generosa audacia.... Sapresti.... potresti dirmi chi?... Si dice che sia stato un attentato. E tu sai...?

—Lo so!

—Oh, te se prego.... parla.... Capisci bene, è necessario.... perchè possa premunirmi.... per l'avvenire.

Drollino ebbe una specie di sorriso, e le sue labbra si contrassero con un'espressione d'ironia.

—Non c'è più bisogno di precauzioni! egli non può più farle del male. Guardi....

E col fazzoletto indicò sè stesso.