«Lei saprà senza dubbio.... già glielo scrissi tante volte.... come la nostra Madre Superiora, madre Maria della Croce, sia una santa donna, che tutti venerano e onorano.

«Siccome prima di farsi monaca era Contessa di Ronano, così ha serbato ancora nel mondo molte amiche, che vengono spesso a vederla per tener con lei delle conversazioni edificanti e chiederle dei buoni consigli. Una di queste sue amiche è una Duchessa Lantieri, una signora grande, magra, che ispirerebbe molta soggezione, se non avesse una voce dolce e delle maniere che, invece, fanno innamorare. Un giorno, la Superiora mi disse di accompagnarla alla grata. Può immaginare che caso per me. Tremavo come una foglia, ma poi mi rassicurai, quando, alla grata, vidi una signora che mi fece un mondo di feste, e mi disse che un suo nipote era cugino del cognato d'una grande amica della mia povera mamma! Si figuri!... sentirmi a parlare della mia povera mamma.... mi vennero le lagrime agli occhi!... La Duchessa (era lei) mi consolò.... mi disse tante belle cose, e promise che sarebbe tornata a trovarmi. Infatti, quasi tutte le settimane anch'io andavo in parlatorio, e la buona Duchessa mi portava quasi sempre dei regalini, delle immagini sacre, belle, che non avevo mai viste le uguali, e dei libri devoti che formavano la mia felicità e l'ammirazione delle compagne. Poi mi chiedeva dei miei studii, mi domandava cento particolari sulla nostra vita di convento; insomma io mi intenerivo pensando alla sua bontà per me, e non vedevo l'ora che tornasse il giovedì per parlare ancora colla zia del cugino del cognato dell'amica di mia madre!

«Ecco che un bel giorno, eravamo soltanto al martedì, la Superiora mi manda a chiamare, mi accomoda la mantellina, mi fa mettere i guanti, perchè avevo ancora un poco di geloni, e mi conduce lei stessa in parlatorio. E lì, dietro alla grata, vedo subito la mia cara Duchessa, accompagnata da un signore giovane, grande, biondo. Può immaginare come rimasi...; credo che non seppi neppur salutare.... Ma la Duchessa non se l'ebbe per male; mi fece ancora più festa del solito; disse che quel signore era suo figlio, il quale era tornato da un viaggio a Roma e veniva a portare alla reverendissima Madre Superiora un rosario montato in argento, che il Santo Padre aveva benedetto per lei. Io ero molto edificata, e ascoltavo quel signore, il quale diceva tante belle cose con una voce che pareva una musica, e ogni tanto si rivolgeva anche a me; ma io ero così intimidita che non trovavo il coraggio di dire una parola. Quando furono per andar via, egli mi fece un saluto cortesissimo, e disse che si raccomandava alle mie orazioni. Infatti, io pregai proprio di cuore, pensando a quella visita che non mi sarei mai aspettata, e all'ingiunzione fattami dalla Superiora di non parlarne alle mie compagne, mulinando con una grande curiosità se la signora tornerebbe il giovedì venturo, e se sarebbe tornata sola.

«Ma, quella sera stessa, madre Maria della Croce mi mandò a chiamare, e mi domandò cosa mi pareva di quel signore. Io dissi che mi pareva buono come la sua mamma. Allora la Superiora mi fece un gran discorso sulla volontà del Signore, e poi mi disse che il Duca Lantieri, sapendo che avevo ricevuta una così buona educazione in quel convento, mi chiedeva in isposa.

«Può immaginare, signora Rhoda, come rimasi. Mi pareva come se m'avessero data una gran botta al cuore.... non sapevo più in che mondo mi fossi! Ma la Superiora mi fece animo, dicendomi che non dovevo turbarmi, ma invece ringraziare il Signore che aveva voluto evitarmi i pericoli che una giovane trova infallibilmente nel mondo, facendomi subito trovare una così fortunata occasione di abbracciare uno stato che, per quanto imperfetto, per quanto inferiore allo stato religioso, era pure quello che la Provvidenza aveva destinato al più delle ragazze. Mi fece l'elogio del Duca, della nobiltà della sua casa, e mi dimostrò quanto dovevo essergli grato d'aver pensato a un'umile educanda, mentre avrebbe potuto fare una scelta molto più brillante. Dopo di che, mi disse che ci pensassi per tre giorni, facendo una retraite e implorando l'aiuto speciale del Signore, della Madonna e di tutti i Santi, perchè illuminassero la mia mente e mi rivelassero la volontà della divina Provvidenza.

«Allora fui subito più quieta, e a furia d'interrogare il Signore, la Madonna e i Santi, mi parve proprio che rispondessero di sì, e che facevo bene ad accettare. Anche il mio confessore fu dello stesso parere, e io in capo ai tre giorni dissi alla Superiora che accettavo. La Duchessa venne subito, mi chiamò la sua cara figliuola, e mi colmò di regali stupendi, che fanno andare in estasi le mie compagne. Il mio fidanzato tornò pure parecchie volte, e io adesso non capisco più come ci sia scritto nella dottrina che la moglie ha l'obbligo di amare suo marito! Bell'obbligo, bell'impresa!

«Io, per dire vero, capisco di parere una stupida, perchè non so mai trovare il coraggio di parlare, e sono anzi più contenta di star lì quieta, dietro alla grata, a sentirlo parlare con una voce dolce come, oh no, molto più dolce di quella della sua mamma, e a vederlo al di là della grata appoggiare sulle sbarre la fronte bianca e la sua barba bionda che par d'oro. Mi sono accorta che ha gli occhi celesti. Poi ha delle mani bianche bianche, con un anello che getta certi lampi! Mi dice delle cose.... delle cose.... Per esempio, si figuri, che aveva sentito tanto a parlar di me, e che mi voleva bene anche prima di conoscermi. Si vede proprio ch'è il dito di Dio che ci ha fatti incontrare. Dice che farà di tutto per rendermi contenta, che esaudirà i miei più piccoli desideri; anzi, per farmi piacere, è stato fissato che, subito dopo il matrimonio, partiremo per Astianello. Ah, pensi, il mio povero Astianello, che non rivedo da dieci anni! Sarà certo un gran dolore lasciare il convento, e queste buone suore, e le mie compagne, ma pure, benchè senta tanto dispiacere (sarà forse una cattiveria?), sono contenta lo stesso, e mi pare, come le ho detto, di essere in un altro mondo. Le mie amiche ammirano la mia felicità, le suore sono contentissime, benchè ogni tanto parlino delle croci del matrimonio; ma io credo che un pochino dicano così perchè non sanno bene come sia. A me pare che non mi farei proprio monaca per tutto l'oro del mondo, e che il Signore è stato troppo buono per me.

«Mi scusi quest'orrore di lettera. Si figuri poi se avessi scritto in inglese con quell'impiccio di should e would! Le scriverò per dirle quando si farà il matrimonio. Chi sa che non ci possiamo trovare ancora ad Astianello! Pensi! Ad Astianello, in primavera, con lui.... volevo dire con mio marito. Che parola curiosa, nevvero? Non dimentichi il nome: Giuliano.... Duca Giuliano Lantieri.... Io però l'ho sempre chiamato signor Duca sino ad ora, e lui mi dice signorina. Chissà come farà per dire Milla!...

«Ieri ho pianto tanto pensando alla mia povera mamma, che non ho mai conosciuta, e al mio papà, che ho perduto così presto! Oh! come saranno contenti lassù in Paradiso!....

«Ecco che mi tornano le lagrime agli occhi. Mi scusi questa lettera, chissà quanti errori ci sono! Mi scriva presto, e mi creda la sua beata, felicissima allieva.