Il personale della tenuta era quasi tutto riunito al cancello del viale d'ipocastani. La balia di Milla e la fattoressa piagnucolavano, affettuosamente, parlando della loro piccina che tornava, ed era sposa! Era un sussurrìo continuo di osservazioni, di ricordi, di pronostici.... e il coro non faceva sosta se non quando s'udiva da lungi sulla via il rumore d'un veicolo. Allora le parole si facevano tronche... sommesse... Ora viene... è lei... a momenti... è qui. Ma non era mai lei, e intanto annottava.

Finalmente s'udì un galoppo continuo, concitato... Sono loro di certo. E tutti ritti in punta di piedi, per veder meglio e prima. Ma no... era Drollino.

Lui a briglia sciolta, coi capelli al vento, pareva un indemoniato. Mia era tutta bianca di schiuma. Con due sbalzi, cavalla e cavaliere oltrepassarono il cancello fra le due ali di folla che davanti a quell'arrivo precipitoso s'erano ritirate gridando. Drollino non si fermò a dar spiegazioni, corse via sempre di carriera, e scomparve quasi subito nella direzione dei pascoli.

La carrozza coi quattro cavalli non giunse che venti minuti dopo.


IV.

Alla torre bruna del campanile, l'orologio, serio e grave, annunziava le dieci e mezzo. Il desinare degli sposi era finito da non molto, ed il Duca, parlando languidamente della stanchezza dei viaggio, aveva subito condotto Milla di sopra, della loro stanza.... E la camere illuminate e silenziose, la fuga delle sale a terreno avevano veduto passare quella coppia, taciturna ormai.... sui passi del domestico, che spalancava gli usci. Poi gli usci s'erano chiusi, e non si sentiva rumore di sorta. Il chiasso e l'allegria s'eran concentrati nel tinello della servitù.... dove e vino e motti festosi correvano senza posa in mezzo alle libere risate e alle libere frasi. Ma quella gazzarra schietta e grossolana moriva lì, tra le pareti crudamente bianche di quel locale.

La casa era immersa in un silenzio religioso, come addormentata, nella serenità luminosa della notte. Biancheggiava alta, chiusa, signorile, nel vivo chiaro di luna che, piovendo senza riparo sulla facciata, pareva rivestirla d'un'immensa frescura d'argento. L'ombra della villa spiccava di fianco nerissima, sul verde umido del giardino. In quella luce dolce, senza bagliori, tutto pareva acquistare un forte risalto di contorni, ed il fogliame scuro del viale pareva staccarsi, cesellato, sullo sfondo dell'aria serena, tinta d'un cupo azzurro grigiastro.

Una pace infinita. Attorno al laghetto, nel canneto, qualche breve sussurro di giunchi dondolati da una subita bava di vento notturno; dalla parte del viale, qualche nota smarrita di rosignuolo.... L'aria era pregna d'un odore forte e grato di serenella.... e ve n'era infatti una gran macchia, tutta in fiore, poco discosto....

In mezzo a quella pace e a quel silenzio, una ombra mascolina or s'allungava, or si faceva più corta sulla ghiaia del giardino, a seconda della direzione del corpo che la proiettava. Era l'ombra di Drollino.