Giuliano aspettò un momento, poi se ne andò; adagio e inquieto. Forse avrebbe preferita la scena.

Condusse le signore a fare una trottata. Tornando, si seppe che la Duchessa non scenderebbe neppure a desinare. Le era sopraggiunta un po' di febbre. Gli ospiti espressero naturalmente il loro rammarico; dopo di che, ognuno andò in camera sua a vestirsi pel pranzo.

Ma in quella mezz'ora affaccendata di pettinature riedificate, di vitine assestate alle persone, di fichus drappeggiati sulle spalle, di baffi incerati ed unghie brillantate, una piccante notizia s'insinuò fra una stanza e l'altra, venne scambiata in fretta nella penombra dei corridoi. Dal tinello dei domestici, d'onde aveva prese le mosse, una frase fece rapidamente il giro del primo piano. Quando suonò la prima campana del pranzo, tutti (meno gl'interessati, s'intende) sapevano il vero motivo dello svenimento di Milla. Certo.... era capitata inattesa, e aveva veduto.... aveva udito.... Cosa?... Questo non si diceva, prima perchè non si sapeva bene, e poi perchè nella reticenza c'era un delizioso sottinteso, un ampio orizzonte di supposizioni. L'avvenimento aveva avuto un testimone inavvertito, il domestico che aveva aperta, per la Duchessa, la porta della sala da pranzo.

Naturalmente, le primizie dei commenti ebbero luogo in cucina. Il passato di Olga e di Giuliano non era mai stato un mistero per la servitù; la rinnovata infatuazione del Duca non era certo sfuggita a nessuno di quegli arghi implacabili che si chiamano: i nostri domestici. Si parlava dell'accaduto, senza ombra di reticenza.

I più compativano Milla, e fra questi erano, naturalmente, i dipendenti nati della casa. Ma un certo nucleo si ostinava a proteggere Olga, una bella donna, perdio, e che, quando montava a cavallo, mostrava d'avere un gran coraggio e un polso d'acciaio!

Qualcuno interpellò Drollino:

—Che te ne pare, eh?...

Ma egli non rispose; disse che aveva altro pel capo.... un certo puledro che gli pareva tendere ad azzoppare. Prese il berretto ed uscì, benchè piovesse che Dio la mandava.

Olga scese a desinare, bellissima nel velluto verde-oliva della sua ricca toilette. Ma alle entrées cominciò a sospettare qualcosa. Sorprese qualche sorrisetto bizzarro, qualche occhiata curiosa, che si fermava un momento addosso a lei e poi fuggiva rapidissimamente.

All'arrosto, era quasi certa; al caffè, non serbava ombra di dubbio. Qualcuna si rivolse a lei per chiederle, con una strana inflessione di voce, le notizie di quella cara Milla.