Milla aveva riposato...; ma ora era spossata.... Quel riposo era stato in realtà una delle più aspre battaglie intime del suo povero cuore offeso e innamorato a un tempo. La religione aveva dato un consiglio; e la natura e la gioventù l'avevano avvalorato, con un assenso segreto...; ma l'orgoglio aveva avuto anch'esso la sua ribelle parola.

Il crepuscolo invernale, prolungato dal bianco riflesso della neve caduta e da quella tuttora cadente, scendeva lento, in una mezza luce grigiastra. Nella progressione graduata della penombra, il letto ampio, coi parati di raso sbiadito spiccava netto. La bianchezza del visino di Milla si confondeva col morbido bianco dei guanciali, pareva quasi assumere l'area sfumatura di contorni d'una larva.

—Comanda la lucerna?—chiese a bassa voce la cameriera.

—No,—rispose Milla, con voce stranamente affievolita. Va pure.... voglio riposare.

La giovane uscì, in punta di piedi.

Il silenzio della stanza era grave e solenne. Giuliano provava un'angoscia inesplicabile, guardava, come affascinato il candore opaco del letto, tentava d'afferrar nettamente, collo sguardo, l'incerto contorno di quel corpicino femminile che giaceva, spossato, sotto alle lenzuola e pareva quasi farsi di nebbia, illanguidire nell'ombra cupa che andava invadendo la stanza. Avrebbe voluto parlare a Milla, udire la sua voce, ne sentiva come un bisogno angoscioso. E mentre pensava come potrebbe rivolgere a Milla una domanda anche indifferente, ma che la obbligasse a rispondere, ecco che per l'appunto quella povera e debole vocetta s'alzò in seno al silenzio pesante e misterioso, pronunziando una parola, che, da tempo non s'era sprigionata dalle labbra di Milla.

—Giuliano!

Egli trasalì e si chinò sul letto, premurosamente, con un terrore indistinto di quell'ora e di quell'accento.

Ella gli porse la sua manina tanto smagrita.

—Giuliano....—ripetè lentamente, non debbo.... non bisogna che io me ne vada. E per ciò.... sai....