—Giuliano!—ripetè a voce più alta, voltandosi verso la finestra d'un salottino a terreno.
Giuliano, obbedendo a quel gaio appello, comparve finalmente nel vano interno della finestra. Il suo busto emergeva nello sfondo bruno del vuoto, e la sua faccia campeggiava bene, così bianca, e con tanto oro di capelli e di barba. Guardandolo, però, pareva un poco invecchiato, e, sotto ai suoi begli occhi azzurri, alcune rughette, appena percettibili, s'eran dato convegno. Aveva anch'egli un'espressione ilare e soddisfatta, ed il profumo del suo biondo sigaro d'Avana giungeva sino alla macchia delle rose, mischiandosi in istrana guisa coi loro forti e vari olezzi.
Milla lasciò la macchia e s'accostò al davanzale. Colla destra teneva sola la famosa rosa verde, colla sinistra serrava un mazzo di stupende rose Gloire de Dijon.
—Sai, Giuliano, non mi piace!
—Cosa?
—Questa rosa.
—E perchè non ti piace?
—Perchè non è una rosa schietta come le altre; ha voluto far l'originale, e ciò non va bene.
—No?...
—No! bisogna aver buon senso, e fare ciò che fanno gli altri. E di ciò son tanto persuasa, che non voglio predicar bene e razzolar male. Non voglio essere come la rosa verde. Dunque, a giugno, andremo ai bagni!