— Passi, signor Barone.
Leonardo salì il ricco scalone di marmo e trovò sul pianerottolo Gaetano, il vecchio domestico, il quale lo salutò col rispetto dovuto ad un intimo amico di casa e lo informò che donna Costanza contava di ripartire all'indomani mattina.
Nulla infatti era stato mutato dell'assetto di riposo degli appartamenti. I velluti e i broccati dei mobili stavano appiattati sotto lo schermo delle coperture. Gli specchi, i candelabri, le lumiere tralucevano dietro il velame delle garze che le avvolgevano. — Le ampie e fastose sale parevano assopite nel silenzio fresco della loro penombra. Il barone fu introdotto nel salottino verde, quel bel salotto ove ella riceveva gli amici e dove egli aveva passate tante buone e simpatiche ore. Com'era vuoto ora, pareva devastato! Coperti tutti i mobili, scomparsi gli innumeri ninnoli. Un tavolino soltanto era scoperto e sovr'esso giacevano alla rinfusa alcune lettere.
Il barone attese alquanto, poi vide alzarsi una portiera e farsi avanti una bella signora che lo salutò cordialmente, porgendogli la mano.
Egli s'inchinò e baciò quella mano.
— Buon giorno, Leo — disse gaiamente donna Costanza. — Come avete fatto a snidarmi?
— Per caso. Passavo, vidi aperte le vostre finestre e venni a chieder di voi. Perchè non mi avete scritto?
— E chi vi dice ch'io non v'abbia scritto?'
— Ma non ho ricevuto niente.
— Accade talvolta che una lettera non sia subito recapitata. Guardate, eccola qui, la vostra lettera.