— Oh Signore! sciamò la donna, lo sente?..-È lui, il signor Conte!

E scappò via, lasciando la Contessa sola, atterrita.

A quel primo tenne dietro una serie di urli potenti rabbiosi, l'espressione estrema di uno strazio fisico, manifestato da un uomo vigoroso ed intollerante. Ella ascoltava, inchiodata al suo posto dallo spavento e dal dubbio. Forse subiva un'operazione... forse era impazzito!...

L'uscio di fianco s'aperse a un tratto con impeto e la signora giunta nella notte corse verso Diana. — La signora era: sua madre.

Diana la guardò, colla pupilla dilatata, con un'interrogazione suprema dello sguardo. — No... no, disse la contessa Galli. Artrite — Dolorosissima, ma nessun pericolo.

Diana si accasciò alquanto su sè stessa. I suoi nervi, dopo la tensione di tante ore ebbero un subito rilassamento.

— Come sei pallida! disse amorosamente sua madre. — Poverina, hai viaggiato tutta la notte e con quello spavento! Figurati! Lozza ha mandato un telegramma anche a casa mia, dubitando che tu potessi esser meco. Son venuta subito col dottore. Qui avevano perso la testa, sentendolo fare quei strilli... Ma ti ripeto, sta di buon animo, non è che un attacco di artrite. Gli prese ieri, a un tratto. Sai... quelle benedette caccie in palude. Hai mangiato qualcosa, tu? Vieni, scaldati, riposati...

Diana si lasciò andare un istante, con un completo abbandono, sul petto materno. Le grida tacevano.

— Vieni, insistè dolcemente la contessa Galli.

Diana sollevò il capo, emise un profondo sospiro, poi disse quietamente: andiamo.