Colle mani tremanti brancicò le persiane, ne tentò le forti sbarre. Ma combaciavano perfettamente, tutto era serrato, tutto sfidava il rabbioso volere delle sue mani. Allora pensò ad un vecchio dramma di Dumas che nessuno più legge ora, nè ode. Pensò che avrebbe dovuto fare come Antony.

Senonchè, egli non era Antony. Era un uomo di quarant'anni, saggio e posato... E poi: far saltare un cristallo, sollevare un manubrio, a proposito di donna Costanza!

Sorrise dinanzi all'idea schiacciante di quell'assurdo. Sorrise e ritrasse le mani da quella persiana. Ma la tempesta non si ritrasse sì tosto dal cuor suo, ed egli lasciò che imperversasse.

Disse solo vagamente: domani, quella parola sì vasta, sì vacua. Certo, domani egli non sarebbe più com'era stato oggi. Domani, in un modo o nell'altro egli punirebbe quella donna!

Punirla?... Ma di che?... D'aver avuta tanta fiducia in lui?

Rimase immobile a lungo in una perplessità crudele, profondamente umiliante per lui. Poichè è duro sempre, per un uomo di quarant'anni, il momento in cui egli chiede a sè stesso, se ha presa la vera o la falsa via dell'amore. Poichè ne ha fatta molta ormai e non ha più il tempo di ritornare sui suoi passi.

Ripetè ancor febbrilmente, con tutte le animosità e il desiderio di un fanciullo la parola: domani. Risolvette di mancare alla sua promessa, di chiedere imperiosamente all'amica il perchè di quella gita. Sentì il bisogno di essere severo, aspro per lei, di chiederle conto della sua attesa, dei lunghi anni perduti, del languore inerte in cui ella aveva assopito il cuore, addormentati i sensi di lui. Si sentì ribelle, e un odio si levò nel suo cuore.... Pure, forse solo in quel momento egli amò completamente donna Costanza.

Rientrò in camera. — Si addormentò solo a giorno fatto e si destò nelle tarde ore del mattino. Si vestì in fretta, scese a terreno e chiese di donna Costanza.

Con sua somma sorpresa udì ch'ella era escita due ore prima, verso le otto.

— Sola? a piedi?