— No, disse Diana, trasalendo, no, lascialo stare.
— Oh bella! e perchè no? Credevo che voi altre donne aveste tutte la manìa dei cambiamenti. Pare che tu sia un'eccezione. Ovvero, ti spiace forse perchè colà abbiamo iniziata la nostra luna di miele?
Ed ammiccò, ridendo.
Una vampa passò sul volto di lei e gli occhi ebbero un lampo di uragano.
Egli continuava a ridere, canzonando sua moglie, trovandola bella, sotto l'impeto di quel colpo di sangue, guardandola coll'espressione speciale che tornava ormai sì frequente negli sguardi di lui.
— Suvvia! che bisogno ci è di arrossire a quel modo. Non già che t'imbruttisca, sai. Eri bellina anche allora, un bocciolino di rosa, con quell'arietta da educanda, ti ricordi? Ma adesso sei molto più simpatica, e ti prometto che a Rezzano non te la passerai troppo male. Sarà la nostra luna di miele N.º 2! No... che sciocca, non alzarti, cos'hai?
Ma ella, malgrado l'ammonimento di Leone, s'era alzata e si dirigeva verso l'uscio.
Egli volle trattenerla, ma Diana non cedette.
— Lasciami, ti prego, gli disse con voce fioca, non mi sento bene.
La guardò. Qualcosa, nel volto di lei, giustificava l'asserto.