Rimase soltanto a colazione, resistendo a tutte le insistenze di Leone, perchè si trattenesse almeno un giorno intiero. — Ma quelle due ore furono proprio piacevolissime, si fecero grandi progetti per Rezzano, ove si ritroverebbero tra breve. Leone pregò l'amico di aiutarlo a convincere quella testarda di sua moglie che voleva sempre ritardare la partenza per Rezzano, temendo per lui la fatica del viaggio. Come se non fosse guarito ora... perfettamente guarito! Si stava freschi a dar retta alle donne e alle loro paure!
Leone parlò molto di sua moglie, con una specie di lepida insistenza, piena di buon umore. Narrò a lungo della sua malattia, delle infinite cure prodigategli dalla sua infermiera.
Alberto ascoltava, sorridendo, coll'occhio alquanto socchiuso.
— Allora... a rivederci a Rezzano, disse nell'accomiatarsi e rivolgendosi alla moglie dell'amico.
Non eran rimasti soli un secondo, non s'erano scambiati una parola furtiva, ma Diana, colla mano ancora tremante della stretta di addio che Alberto le aveva data al momento della partenza e sotto gli occhi del marito, sapeva di certa scienza che non certo in Alberto avrebbe trovato un ajuto contro sè stessa e ch'egli l'amava ormai senza pietà nè misericordia!
V.
— Allora, diciamo martedì eh? Va bene, martedì prossimo.
S'era al sabato.
— Martedì, ripetè Diana lentamente, come trasognata.
— Sì. — Martedì. — Sono stufo di star qui che non ne posso più e voglio trattenermi un poco a Rezzano prima di andare ad Acqui. Anche tu hai bisogno di cambiar aria. Sei pallidina, da qualche tempo in qua. A Rezzano, se non altro, c'è un po' di gente, ora. Poi c'è Alberto, che verrà a farci compagnia, inviteremo qualcuno, troveremo qualcosa da fare. Vuoi che facciamo addobbare a nuovo quell'anticaglia del nostro appartamento?