— Sì, ma...
— Che ma d'Egitto, lasci fare a me, le ripeto. Vedrà che belle novità le porteremo a Monsoldo, questo autunno!
Rideva, d'un bel riso sonoro di convalescente felice, baciando, da genero galante, la magra mano di sua suocera.
La contessa Galli aveva avuta parecchie volte, nei giorni scorsi, una mezza voglia di ritardare la sua partenza. Non era al tutto contenta nè della muta, accigliata docilità di Diana, nè dell'assoluta fiducia di Leone in una già avvenuta soluzione della crisi. Le pareva che tutto andasse troppo bene. — Ma d'altra parte, a che avrebbe giovato una più lunga dimora alla Morletta? Ora, toccava a loro due! Forse, suo genero non aveva torto, meglio lasciar fare a lui, cioè no, a Domeneddio. Ella aveva fatto quant'era in poter suo per preparare la via ad una completa riconciliazione, il resto verrebbe forse da sè.
Partì e nel lasciare sua figlia, che l'aveva accompagnata alla stazione, le mormorò all'orecchio una calda preghiera.
— Farò quel che potrò, rispose Diana a stento, con voce cupa ed alzando le spalle.
La contessa Galli avrebbe forse voluto aggiunger qualcosa ma il treno si metteva in moto ed ella ebbe a mala pena il tempo di dare un bacio, l'ultimo, a sua figlia.
***
Otto giorni dopo i Rezzano ebbero una bella visita.
Alberto Mentana, il quale si recava a Milano per le corse, ebbe la gentile idea di allungare alquanto il suo viaggetto, recandosi alla Morletta, per costatare, de visu la perfetta guarigione dell'amico.