Diana Contessa di Rezzano ebbe, finalmente un amaro sorriso, cui tenne dietro un lungo e sconsolato sospiro. Afferrò un libro che giaceva su un prossimo tavolino. Lo aperse, vi attese per dieci minuti, poi i suoi pensieri tornarono in frotta, più eloquenti delle pagine del libro. Essa lo depose, senza chiuderlo, su una poltroncina uguale a quella da lei occupata e che le era vicinissima. La contemplò a lungo, con una súbita, profonda attenzione la respinse alquanto, tornò ad accostarsela.... poi, senza allontanarla se la mise di fronte e con una mossa lenta, bizzarra, come esitante, depose la mano sul bracciale. Si chinò alquanto come se parlasse a qualcuno che le stasse di fronte, su quella poltroncina.

Sorrideva, inarcava le ciglia, pareva udire delle frasi, accoglierle... rispondere ad esse. Un momento trasse a sè la mano, che posava sul bracciale, rapidamente, come se l'avesse sfiorata il bruciore di una favilla, poi la depose sull'altra, con una vaga tenerezza di gesto e la baciò. Si scosse poscia ed ebbe uno scoppio di amare risa. S'alzò con impeto ed uscì in giardino.

Allora soltanto, Alberto entrò nella serra e sedette al posto solito, sulla poltroncina che aveva poc'anzi attirata l'attenzione di Diana. Così attese. Il suo sguardo seguiva la gonna della Contessa, volteggiante fra le ajuole.

Quand'ebbe colto, un po' a rifascio, un grosso mazzo di fiori, Diana tornò lentamente indietro, guardandoli. Solo quando fu sulla soglia dell'invetriata alzò gli occhi e vide Alberto.

S'arrestò; cogli occhi spalancati, col volto di cera! Mandò un piccolo grido di gioia involontaria, tenerissima ed una súbita, suprema letizia irradiò da tutto l'esser suo.

Ma ella non corse incontro ad Alberto. Stette ritta, fiera, sulla soglia, aggrottò le ciglia e disse con aspro accento: Che fate qui?

Alberto sorrise, venne risoluto ad incontrarla e le porse la mano.

— Sono qui, le disse.

Ella tentò di ritrarsi d'un passo. Ma non potè, l'ira fuggiva irresistibilmente da lei. Attratta, suo malgrado, mosse verso lui, colle labbra anelanti.

— Alberto! disse a voce spenta, con un fioco accento di rimprovero.