— Sono qui, ripetè il giovane... Diana!... oh Diana! Le prese ambe le mani e le depose sulle proprie spalle.
Il volto di Diana s'era acceso d'una fiamma rosea; ella guardava Alberto intensamente, con una passione, un'affetto senza pari!...
— Alberto! disse ancora con voce tremante. Ma l'intenzione del rimprovero, moriva, soverchiata dalla dolcezza suprema dell'appello inconscio, innamorato.
Sono tornato, mormorò il giovane. Non mi sgridare, non mi tormentare. Ho voluto ubbidirti, ho provato a stare lontano da te!... Ma non posso. Non posso, intendi? E tu pure non puoi... nevvero... Diana?
Le sue parole avevano quell'intonazione rotta, confusa, susurrata, ch'è la più fatale eloquenza dell'amore. — Pure ella tentò di reagire.
— Io?... lo posso... sì... perchè no?
Ma tutto smentiva la povera menzogna. Alberto sorrise. Le sue dita stringevano i freddi polsi di lei e il suo sguardo ardente si fondeva nella luce calda, umida, dell'occhio di Diana.
— Siediti qui, le disse, accennando col mento la poltrona.
— No, diss'ella a denti stretti, con irosa disperazione. — Egli aggrottò le ciglia. — Allora Diana con una súbita scossa, liberò le sue mani.
— Va via, gli disse con rauca voce, va via!