Il Professore introdusse la sua allieva in uno stanzone nudo, con due finestre, colle pareti imbiancate. Un ampio scrittoio di noce, sul quale regnava un disordine di libri e di fascicoli. Presso allo scrittoio, un grande seggiolone di cuoio. Addossato alla parete di faccia, un divano largo, massiccio, con due tiratoi alla base. A destra, un lavabo e una guardaroba; a sinistra, un tavolino ed una credenza a vetri. Sul davanzale del camino, molti libri ammonticchiati, una conchiglia rosea del mar d'Azof e due candelabri d'ottone. Null'altro.
Maria corse a crogiolarsi nel seggiolone, con un profondo sospiro di sollievo. Poi si mise a ridere, tutto ciò la divertiva un mezzo mondo.
— Aaaah!... Come si sta bene qui! Ella ci passa molte ore, nevvero?
— Molte.
— Si capisce. Questo è il suo studio?
— Non è soltanto il mio studio, è tutta la mia abitazione.
— Questa stanza sola?
— Questa.
Maria si voltò rapidamente, percorrendo tutto quanto il locale, collo sguardo indagatore. Cercò un istante, per mero istinto di gentilezza, qualcosa che potesse meritare un complimento, purchessia. Ma questo solo solo potè dire: — C'è una gran luce. — Infatti, così era.
— Perdoni, — chiese poscia, — allora lei dorme?...