— Dormo sui... — disse Lerskine, con una specie d'acre e calma compiacenza. — Quello è il mio letto — soggiunse accennando il divano.
— Quello? — ripetè Maria, guardando con viva curiosità il mobile a due usi. Non ne aveva mai veduti.
— Vi si dorme bene? — chiese poscia.
— Benissimo.
— Ah, davvero?
Tornò a nicchiarsi nel seggiolone, frenando un piccolo sbadiglio nervoso. Poi, spinta da una subita curiosità, prese a rovistare nei libroni. N'accostò uno, l'aprì, e lo respinse con una comica smorfietta.
— È in tedesco! — sclamò. — Ma oggi, niente lezione. L'ospite è sacro, nevvero?
— Certo, — rispose Lerskine lentamente.
— A proposito, son già due volte ch'ella manca alla lezione. E, a farlo apposta, giovedì scorso avevo fatto il dovere. Parola d'onore, mi spiacque, quasi, ch'ella non fosse venuto. Oh perchè non è venuto? Non si sentiva bene?
Egli esitò per un secondo, poi mormorò: