Un giorno, mi giunse uno splendido invio. Un gruppo di statuette di Vieux Sèvres, colle due sue brave spade a tergo del piedestallo. Ebbi un grido d'ammirazione e d'entusiasmo.

Chi mandava quel dono principesco, accompagnato dalla più deliziosa e lusinghiera letterina di questo mondo? Lo mandava Ninì Montelmo... — La Duchessina.

Rimasi alquanto meravigliata. Non mi aspettavo da lei un simile dono. Non era certo un oggetto di quelli che sogliono donar le signorine in simili occasioni.

Poi non eravamo affatto intime, io e Ninì Montelmo. Ci conoscevamo da tempo, eravamo coetanee e ci trovavamo spesso assieme in società. Mia zia e la nonna di Diana si scambiavano qualche visita, ma fra noi non esisteva intrinsichezza di sorta. Come tutti, ammiravo Ninì, subivo il fascino della sua bellezza e del suo ingegno; la difendevo talvolta contro i tanti invidiosi che volentieri sparlavano di lei, ma nulla più.

Corsi a mostrare il gruppo alla zia. Essa lo ammirò al par di me; però, quando accennai all'obbligo d'una visita di ringraziamento in casa Sualta, mi rispose tranquillamente: — Ma certo, vacci pure oggi stesso; se vuoi, con Mademoiselle.

La quale Mademoiselle era la governante francese delle mie cuginette.

Avrei preferito e sarebbe stato più corretto (socialmente parlando) che la zia mi accompagnasse dalla Duchessa di Sualta, la nonna di Ninì. Ma mi era nota la poca tenerezza di mia zia per quella vana e frivola vecchietta, che aveva tanto vissuto per il mondo, tanto sciupato di quattrini e di cuore! Perciò non insistetti. Scrissi un rigo di ringraziamento a Ninì e l'indomani ci andai con Mademoiselle; cioè, questa mi accompagnò sino al portone del palazzo, promettendo di passare a riprendermi dopo la passeggiata delle cugine.

Era per l'appunto: il giorno della Duchessa di Sualta, ed essa riceveva in uno straricco salotto di damasco rosso.

C'era ressa di eleganti visitatrici e la padrona di casa era evidentemente soddisfatta di quel concorso. Non stava mai quieta; s'alzava, rideva, tornava a sedere, chiacchierava, gesticolava, con inesauribile vivacità. Era piccola, curva, pareva decrepita nella ricchezza gaia della sua splendida veste da ricevere. Ma una vera contentezza irradiava il suo visetto di scheletro, tutto infarinato di veloutine, pieno ancora d'una futile ed inimitabile grazia, del sorriso di un'incorreggibile civetteria senile. Certo; la vita diventava più intensa per lei in quell'ora di ricevimento, nella soddisfazione di essere centro di quell'accolta tanto mondana. Ell'era, io credo, veramente felice.

Cercai subito Ninì, collo sguardo. Ma il suo posto solito era occupato dalla signora Niuti, la dama di compagnia della Duchessa.