Certo, uno strano fascino faceva tepido e dolce l'ambiente attorno a noi. Era come se ci fossimo conosciute da un pezzo. Prendemmo subito a chiacchierare, con un grande abbandono, con un piacere squisito e con una confidenza che s'improvvisava, impetuosa quasi, nella schiettezza bizzarra del suo impulso. Io la trovavo un incanto. Glielo dissi e le dissi pure che mi era sempre parsa tanto, tanto diversa dalle altre ragazze!

Ella si mise a ridere. — Infatti, — disse, — sono originale. Cioè, ho il coraggio di esser me stessa. A volte, per gli altri, lo sono troppo. Infatti, non è un merito. È solo un orgoglio, forse. Ma come si può rinunciare a sè stessi? Che ne dite? Lasciate che vi dia del voi, come faccio a Napoli. Più tardi, quando ci ameremo ancora di più, ci daremo del tu. Ma sin d'ora, mi piacete tanto; per questo e per quest'altro.

Disse, a modo suo, con quella sua mirabile e festosa originalità, i perchè della sua simpatia per me. Ripeterli ora, qui, sarebbe alquanto ridicolo, naturalmente. Voi, lettore amico mio, non siete Ninì Montelmo, per esser meco tanto indulgente e chissà se Ninì Montelmo, ella stessa, e le sue idee e la sua storia non vi parranno tutto un assurdo, da cima a fondo?...

Continuavamo a chiacchierare, con vera passione. A un tratto, ella mi chiese tranquillamente:

— V'hanno detto molto male di me, nevvero?

Colta all'improvviso, arrossii, come una stupida e tentai un cenno di diniego; ma ella si mise a ridere.

— No, cara. Per questo appunto mi piacete, perchè nè voi, nè la vostra faccia sanno dir bugie. V'hanno detto... Volete che ve lo dica io, cosa v'hanno detto di me?

— Ma, cara Ninì, vi accerto...

— Oh lo so... nulla di grave. Decisamente, la società non ha per ora il diritto di mettermi in quarantena. Vi avranno detto soltanto che sono sprezzante, vana, eccentrica, capricciosa, spensierata, calcolatrice, maleducata, stravagante, insolente.

Ebbi un comico gesto di disperazione, ma ella proseguì: