— È la seconda volta che sento quest'espressione in bocca vostra. Ci credete forse?
— Oh — rispose ella, ridendo — perchè no? Ma mi dorrebbe troppo rinunziare alla mia personalità, anche per assumerne una migliore. Sarebbe una prova eccessiva pel mio orgoglio, ch'è infinito... in tutto. Sono contenta che mi approviate. Ci rivedremo spesso, nevvero?
M'indugiavo ancora. Ma bisognò pur andare, e andai, recando meco un monte di pensieri nuovi, una salda amicizia e il fascino di quella creatura ideale nella sua vestaglia bianca, nel suo salottino di reginetta, con tutte quelle cose sì belle e sì candide. E ricordavo, entusiasta la mente splendida di lei, la sua mano da fata, la sua voce sì nobile, il suo sguardo sì fiero, mentre ella mi diceva ridendo: — È soltanto una precauzione... — guardando bravamente in faccia al suo crudele avvenire.
Nello scendere, feci una breve sosta al primo piano, per salutare la Duchessa. Era sfollato assai nel salone rosso. Accanto alla padrona di casa e fatta segno delle più premurose gentilezze, stava una signora sulla cinquantina. La sua persona aveva qualcosa di sfinito, il suo volto distintissimo era di un pallore cereo. Essa parlava poco in francese, con un filo di voce, che pareva venir da lontano, con uno stretto e fioco accento britannico. La Duchessa le diceva del raffreddore di Ninì ed ella ascoltava attentamente.
— Chi è? — chiesi alla signora Niuti, mentre, dopo aver fatti i miei saluti, mi allontanavo.
— Mrs. Spear, la madre di...
— Ah sì? la madre di sir Alan Spear? Quella signora sì malata, sì buona, che adora suo figlio, lo segue nei suoi viaggi...
— E vorrebbe dargli moglie... — soggiunse la signora Niuti, con un sorriso suggestivo, ma discreto.
Pensai a Ninì. Naturalmente. Grazie!.. altro che far la maestrina! Uno dei più bei nomi e una delle più belle fortune dell'Inghilterra. È una bellezza. Dio!... come starebbero bene assieme; quei due. Dovrebbe amarlo, oh sì!.. E se per l'appunto... ella lo amasse?