L'occhio suo scintillò di un nobile orgoglio.

— Ammenochè... — dissi sorridendo.

Ella sorrise.

— Può essere... — rispose con grande candore. — Non ho delle tendenze nichiliste e amo troppo le cose belle per rinunciarvi facilmente. Poi... lottare colle piccole necessità della vita. Pure preferisco ciò, al rischio d'un matrimonio come si fanno oggi. Sapete... dicono che ho delle idee tanto originali.

— Ebbene; — le dissi gaiamente — farete un matrimonio d'amore, vivrete in mezzo alle belle cose e non darete lezioni a dei bambini dispettosi.

Ella arrossì, qualcosa di incerto, di dolcissimo passò sul suo volto. Non parlò che dopo un istante.

— Come fa freddo qui. Andiamo di là.

Tornammo nel salotto, e poco dopo un domestico venne ad avvertirmi che la signorina mi attendeva. Nel congedarmi da Ninì, la strinsi al cuore, e con effusione vivissima le dissi ciò che pensavo di lei. E fu uno dei più cari momenti della mia vita. Le parlai, come sentivo, di quella sua strana alternativa di modi di vivere.

— Oh — diss'ella ridendo. — È quasi una metempsicosi, nevvero?

Mi trattenni un momento.