— Vedrete — diss'ella, precedendomi per un ampio corritoio.
Ecco cos'era la camera di Ninì Montelmo. Era uno stanzone grande, basso, col soffitto e le pareti imbiancate a calcina. Due grandi finestre, senza parati nè cortine, lasciavano entrare una cruda luce, senza attenuazione. Il lettino, di ferro, piccolo, senza ornamenti di sorta, con una copertina di percallo lucido a fiori. Una Madonna bizantina e un grande crocifisso nero. Niente tappeto. L'ammattonato senza lucido, qua e là, accanto al letto e sotto il tavolino qualche pezzo di stuoia. Sei seggiole di Chiavari e un tavolo grande, coperto di libri. Tre piccole fotografie incorniciate e appese alla parete. L'ambiente freddissimo. Non potevo credere a' miei occhi. Guardavo, con una specie di sgomento e Ninì sorrideva, raggiante.
— È un capriccio? — le chiesi finalmente.
— Non è un capriccio, — rispose tranquillamente Ninì. — Qui penso a ciò che l'avvenire può arrecarmi e cerco foggiare l'animo mio, in modo che l'eventualità non giunga impreveduta. Mi alzo alle sei, studio sino alle due e mi preparo all'esame che prenderò, ma non qui, per non dar dispiacere alla nonna. Ella non sale mai, e dedica le ore della mattina alla sua toeletta. Dalle due in poi, appartengo alla nonna e abito le sue sale, ovvero il mio salotto; ricevo, esco, vado ai pranzi, alle feste, a teatro.... Conduco di fronte due diverse esistenze, in vista di ciò che può accadere.
Questo poteva accadere: ch'ella sposasse un re di corona, o un principe, o chiunque s'imbattesse ad amare. Ovvero ch'ella non sposasse nessuno e rimanesse sola, senza un tetto e senza un soldo, poichè la Duchessa di Sualta aveva sì gaiamente sperperate la propria e la sostanza dei figli. La rendita ch'ella godeva era vitalizia e non bastava certo alle sue abitudini di lusso e di sperpero. Le ipoteche gravavano il palazzo in città, divoravano la villa coll'accumularsi degli interessi non pagati. In seguito ad un compromesso con certi creditori, gli arredi, gli oggetti d'arte, le mobilie, i giojelli eran lasciati in godimento alla Duchessa, sinch'ella campasse. E toccava quasi settantacinque anni! Ninì era orfana, non aveva altri parenti, all'infuori della nonna e di uno zio che non aveva mai dato segno di vita, nonchè di parentela.
La baciai, con profondo ed amoroso rispetto.
— Studiate per l'insegnamento? — le chiesi, cercando di frenare la mia intima emozione.
— Sì, ma in pari tempo cerco di approfondire i miei studi letterari, temo d'esser troppo artista per la pedagogia.... Un momento ho pensato all'arte... ma non so altro che cantare!
Ebbe un gesto involontario ed altero. La intesi. Il pubblico, l'impresario, il compagno di scena! Oh no. Ninì Montelmo e il teatro!... Impossibile!
— Sarà quel che sarà, — disse. — Ma ad ogni modo, potrò far da me.