— Povera nonna mia!... — disse Ninì con una tenerezza che aveva qualcosa di materno, — È così buona per me, mi ama tanto, sapete?
Lo sapevo, e però assentii. Ma sapevo pure quanto tutti criticassero quel cieco, imprevidente amore di vecchia mondana, che non aveva mai pensato al poi; che all'oggetto delle sue puerili tenerezze non aveva preparato nè un saldo appoggio, nè benessere reale di posizione, per l'avvenire.
— Povera nonna... — disse ancora Ninì, — mi ama tanto. A proposito, cara, non avete mai pensato se veramente sia meglio amare qualcuno a modo suo, anzichè a modo nostro?
— Sì — risposi. — Ma non ho mai potuto trovare una risposta soddisfacente. E voi?
— Neppur io. Credo che dev'essere un sacrifizio supremo il rinunziare alla nostra maniera di sentire l'amore ed assumerne un'altra. Non so se potrei farlo. Non so.
Si faceva tardi, una semi penombra invadeva il salotto, velando i suoi delicati biancheggiamenti. In quell'ambiente tanto sentito, in quell'ora che lo faceva più teneramente bello, io avvertivo fra me e Ninì un'intesa intima e dolcissima.
Ad un tratto ella s'alzò, quasi bruscamente e mi disse:
— Volete vedere la mia camera da letto?
Attonita, mi alzai pure e le chiesi:
— Somiglia forse a questo salotto?