Non arrossimmo, nè io nè lei, pronunziando quella audace parola. Entrambe avevamo pensato a quell'infinito dell'amore che, simile ad una madre, culla fra le sue braccia e nutre del suo latte l'anima dell'umanità tutta quanta.

Per un istante rimanemmo entrambe assorte nell'impressione grave di quella parola.

A un tratto ella mi chiese:

— Andrete al ballo in costume?

La guardai.... mi parve strana quella domanda, in quel momento. Pure dissi:

— Credo di sì. E voi?

— Farò il possibile per andarci. Adoro i balli in costume. Quando un costume non è ben scelto o non sta bene, è grottesco, ma quando invece è adattato e dà veramente l'idea del tipo che rappresenta, è una bellissima cosa.... è quasi una metempsicosi artistica. Ma con tutto ciò, non andrò al ballo se non sarò perfettamente guarita. Ho bisogno della mia salute.

— Perchè? — le chiesi ridendo.

— Pel mio avvenire — rispose ella, senza ridere.

Poi tornò a parlar dei costumi e mi descrisse il suo. Doveva esser qualche cosa d'ideale.... La nonna non pensava ad altro, da venti giorni.