Aveva sempre sentito, col suo raro buon senso, l'anormalità della propria situazione, l'ambiguo stato di celata difensiva cui l'astringeva... Ella, sì orgogliosa, sì impetuosa, sì ardente! Ma ora, ora!...
La sua voce aveva delle grandi vibrazioni larghe, musicali. Il suo volto raggiava di quella luce che ogni grande manifestazione accende nei volti sinceri. — Sì... ciò ch'ella diceva era sincero ed umano, era quella sì rara, sì divina cosa: l'accento dell'amore. Ninì era in quel momento d'una bellezza meravigliosa, mentre si abbandonava all'effusione irrefrenabile di un sentimento fatto per lei e che l'investiva tutta ormai, tutta quanta.
— Ebbene; — le dissi, quando, vinta dalla violenza stessa del suo sfogo ella tacque, tremante come le corde d'una lira testè deposta. — Ebbene; Ninì, tutto è per il meglio nel migliore dei mondi. Tu l'ami, egli ti ama.
Con mia grande sorpresa, vidi un'ombra posarsi sulla fronte di Ninì. Qualcosa dell'intensa luce d'un momento prima, venne meno nei suoi sguardi.
— Sì — disse lentamente — l'amo.
— E lui ama te.
Ella tacque.
— Ti ha chiesta in sposa!
— Sì.
— Lo ha detto a te!