Di Roma. Ricevuta addì 9 d'aprile 1545.
Archivio Buonarroti. Di Roma, (9 di maggio 1545).
CLV.
A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.
Lionardo. — Io non credo che e' si possa tener danari in luogo nessuno a guadagnio che non sia usura, se none stanno al danno come all'utile. Quand'io vi scrissi che se voi volevi fare altro de' danari che io vi mandavo, che vi paressi più sicuro, intendevo di comperare qualche cosa, come quella terra di Nicolò della Buca o altro che vi paressi, e non porre in su banco nessuno, che son tutti fallaci.
Ancora vi scrissi che avevo a ordine altrettanta danari,[169] e che tutti voi mi scrivesti se volevi ch'i' gli mandassi ora o no, per non avere ancora trovatone partito: però rispondete, e tanto farò.
Tu mi scrivi dell'uficio che ài avuto; io ti dico che tu se' giovane e ài viste poche cose; io ti ricordo che l'andare inanzi, a Firenze è peggio che tornare adietro.
A Giovan Simone di', che un comento di Dante d'un Luchese,[170] che c'è di nuovo, non è molto lodato da ch'intende, e non è da farne stima; nessuno altro ce n'è di nuovo che io sappi.
A Michele Guicciardini mi racomanda, e digli che io son sano, ma con molta noia e tanta, ch'io non ò tempo da mangiare; però fa' mie scuse se io non gli rispondo. Tu puoi leggergli questa, e fia il medesimo: e alla Francesca di', che prieghi Iddio per me.
Ancora ti dico, quando ti fussi scritto niente per mio conto, non gli credere se non v'è un verso di mia mano.[171]