A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.
Lionardo. — Circa al comperare o al porre in sur una bottega i danari che io v'ò mandati, consigliatevene fra voi, e fate quello che voi conoscete che sia il meglio, perchè io non me ne intendo.
Delle possessione de' Corboli n'ò un certo aviso che non mi piace, cioè che e' v'è su un albitrio di venticinque scudi: quando fussi vero, non mi mancherebbe altra noia, comperandole. E ancora m'è ditto, che certi loro parenti ci ànno su qualche ragione.
Io non m'intendo di queste cose: però bisognia andare adagio e aprir ben gli ochi, e quando si trovassi che le fussi cose sicure, per giusto prezzo sarei per comperarle, se sono cose buone, e massimamente insieme e ben confinate.
Però attèndivi e avisami quello che ne 'ntendi, e quello che è gudicato che vaglino. Altro non ò che dire. Racomandami al Guicciardino e alla Francesca.
Io ò bisognio di farmi una entrata, perchè quella che io ò avuta insino a ora dal Papa, non possendo più lavorare, non è gusto che io la tenga: e le dette possessione mi farebono parte di detta entrata: e più presto per vostro amore mi par da comperare a Firenze che altrove o dette possessione o altre.
Michelagniolo Buonarroti in Roma.
(Di mano di Lionardo.)
1545, di Roma. Riceuta addì 20 di febraio.
Archivio Buonarroti. Di Roma, (6 di marzo 1546).